Chi si macchia di questo reato rischia fino a 5 anni di carcere

È tutta colpa di uno striscione (foto in alto). È stato questo slogan («Napolitano dorme, il popolo insorge») a ispirare l’attacco che Antonio Di Pietro ha lanciato a Napolitano durante il comizio dell’Italia dei valori di piazza Farnese a Roma lo scorso mercoledì. Quei «silenzi di Napolitano» che diventano «silenzi mafiosi» in teoria rischiano di costare al leader dipietrista, qualora venisse processato e condannato, fino a cinque anni di carcere. L’articolo del codice penale che definisce il reato di vilipendio è il 278, recita infatti: «Chiunque offende l’onore o il prestigio del presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da uno a cinque anni». Per dare il via libera al procedimento serve però l’assenso dello stesso capo dello Stato.