"Chi siede a Palazzo Chigi non ha più una maggioranza vera"

Berlusconi all’attacco: "Anche sulla riforma della giustizia hanno avuto un voto in più solo grazie a chi non è stato eletto. I senatori a vita per avere la coscienza tranquilla dovrebbero almeno astenersi"

nostro inviato a Todi
Partito unico sì, o partito unico no? Se sì, quando e soprattutto con chi farlo? All’ombra di questi due interrogativi si è aperto ieri pomeriggio l’annuale seminario della fondazione «Liberal» di Ferdinando Adornato, che ha posto fin da subito una questione importante per tutto il centodestra. Il punto di partenza, su cui tutti si dicono d’accordo è: il governo Prodi è ormai al capolinea, facendo crescere sempre di più i consensi per il centrodestra. Chi è il leader? Risposta unanime: Silvio Berlusconi.
Ma gli attriti arrivano quando si tocca l’argomento partito unico. L’assist l’aveva servito già aprendo i lavori, in mattinata, il padrone di casa, Adornato. Il suo ragionamento è questo: scaldando i motori in attesa di tornare al governo, occorre lavorare «per un centrodestra completamente nuovo e competitivo», vale a dire «lavorare tutti insieme per creare un unico grande partito, il partito delle libertà (Pdl)». Parole, queste, che innescano da subito un ampio dibattito nella sala dell’albergo Bramante di Todi, con due squadre ben distinte. Quella del sì al «partito unico sin da subito», quella del «no almeno per ora» (vale a dire «non senza gli amici dell’Udc»).
A stoppare sin da subito la richiesta di accelerazione di Adornato, il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi. «Se si creeranno le condizioni per il Pdl, noi ne saremo felici. Se così non dovesse essere, Forza Italia è in grado, come primo partito, di essere il perno di un’alleanza politica per governare il paese». Ma soprattutto, secondo Bondi, il partito unico, può nascere solo se c'è la disponibilità di tutti a farne parte. «Io - racconta il deputato di Fi - ho rivolto all’amico Casini un appello ad istituire insieme il nucleo fondante del Pdl. Continuerò a rivolgere in maniera accorata, sincera e leale questo appello, ma di fronte ad un no definitivo anch’io rimango disarmato», conclude Bondi.
Sulla stessa linea anche il suo vice, Fabrizio Cicchitto, il quale dopo aver sottolineato anche lui «la necessità per il partito unico di essere una coalizione a più punte, («non possiamo mica fare una unità a pezzi, per esempio, solo fra An e Forza Italia»), lancia la sua proposta: «Se ancora non siamo maturi per il Pdl, perché non lavorare intanto ad un patto federativo fra tutte le forze del centrodestra?».
A replicare alle posizioni dei due leader di Fi, ci pensano altri due esponenti della Cdl: gli aennini, Maurizio Gasparri e Andrea Ronchi. Se il primo si spinge a dire: assodato «che Berlusconi è il leader (pure Fini lo ha ripetuto più volte)», il partito unico «non scandalizzerebbe quelli che votano Cdl, rafforzerebbe il bipolarismo e darebbe continuità al lavoro di Berlusconi», Andrea Rocchi aggiunge: «A noi non interessa il nome del partito, potrebbe essere anche Paperino o Pluto. L’importante è che si faccia».