Chi snobbava il caso Montecarlo ora va matto per la villa di Antigua

Siamo arrivati al razzismo immobiliare: se <em>il Giornale</em> fa un’inchiesta
sulla casa dei Fini è &quot;dossieraggio&quot;, se<em> Report</em> parla di quella del
Cavaliere è &quot;giornalismo libero&quot;

Roma - Come dossier è ben confezionato, tra l’altro un po’ di palmizi e mari turchesi sono belli da vedere la domenica sera, molto più esotici di un appartamento a Montecarlo. Il punto di forza dell’inchiesta, poi, sta nella testimonianza: un pescatore di Antigua, dotato persino di gommone. Un teste autorevole, per una tesi altrettanto autorevole: vedete che ai Caraibi non ci vanno solo Fini e Tulliani, ma anche il Berlusca? La vendetta è servita, alla faccia di chi si era tanto turbato per l’esondazione estiva di fanghi e veleni. Invece adesso, gli ex indignati, quelli che invocavano un «clima più sereno», ci sguazzano dentro il mare di fango e sospetti messo in moto da Report.

La macchina si è subito accesa, con la sequenza classica: lenzuolata dietrologica di D’Avanzo su Repubblica, ripicche isteriche dei vari Granata & Co che non vedevano l’ora di poter rinfacciare qualche off-shore all’odiato Cav, cori a cappella sul tema «ora Berlusconi chiarisca», e quindi incornata del bomber ufficiale della squadra, Tonino Di Pietro, già pronto a interpellare il Parlamento non è ben chiaro su cosa, tanto l’importante è fare casino.

Ma qui c’è un fatto preciso, opportunamente messo in luce dai solerti intellettuali di Fini, che mette seriamente in crisi i berlusconiani e i giornali di famiglia: la cucina della villa ad Antigua, in effetti, è molto più grande di quella di Tulliani a Montecarlo. Uno smacco vero. Anche perché è Boffi, e non Scavolini, dunque molto più costosa. E da dove arrivano questi soldi, signor presidente? E i fornelli, che marca sono? Il premier deve chiarire, senza dubbio, e «deve rendere noti i termini d’acquisto della villa da 22 milioni» ai Caraibi, come giustamente rileva Luigi Zanda del Pd. La parola d’ordine, in mancanza di meglio, è «opacità», che non vuol dire niente ma rende l’idea. La vicenda è opaca, il premier chiarisca. E la parte più succosa della commedia è che le richieste di chiarimento arrivano dagli stessi che sulla casa di Montecarlo davano tutto già per chiarito al primo vagito di Fini.
Dev’essere tutta una questione di dimensioni. La gravità dell’affaire Antigua supera di molto quello di Boulevard Princesse Charlotte, perché quella è una villa milionaria, l’altro un appartamento pagato solo 300mila euro. Il problema, però, è che l’acquirente della villa è arcinoto, Silvio Berlusconi, quello dell’appartamento monegasco resta un mistero della fede. Che sarebbe ancora accettabile se non fosse che quell’appartamentino tanto piccolo e modesto era, a differenza della villa caraibica del Cav, proprietà di un partito politico, e non di una società privata. La cosa è scivolata via, nei commenti vari, come una saponetta. Ma non è proprio un dettaglio insignificante.

Una cosa è certa: Berlusconi per ora surclassa Fini anche nello share. Appena si tocca il Cav gli ascolti impennano, Santoro docet. La Gabanelli e il suo Paolo Mondani, eccellente inchiestista solo un po’ di parte (ha lavorato vari anni col suddetto Santoro, poi a Radio Popolare) grazie a Silvio in versione caraibica hanno portato a casa il 18,70% di share, circa 5 milioni di persone. Un record che solo il Cavaliere, benedizione dei programmi militanti Rai, può assicurare. Pretendiamo però una royalty dalla Gabanelli, perché tutto il canovaccio della sua inchiesta antiguana ricalcava, in modo quasi maniacale, quello della nostra inchiesta monegasca. Anche le testimonianze degli indigeni, che assicuravano di aver visto con i loro occhi Berlusconi (te credo, la villa è sua) facevano il verso (un po’ stonato) alle nostre interviste ai testimoni delle visite finiane a Montecarlo. Solo che, appunto, Fini ha sempre negato di essere andato lì, e financo di sapere che in quella casa ci fosse il cognato, mentre Berlusconi sapeva benissimo da solo, senza bisogno di testimoni, che quella casa è sua, visto che l’ha comprata.
Le analogie finiscono qui, proprio dove cominciano i due pesi e le due misure. La nostra inchiesta era solo fango? Quella di Report, invece, ha il plauso della Fnsi, il sindacato dei giornalisti. Il presidente della Camera ci ha dato degli infami? Nessun problema, ma se invece il ministro Romani dice che Report era troppo «antiberlusconiano», è allarme censura.

Il Pd balbettava che Montecarlo non era questione interessante per gli italiani, che dell’appartamento ex An se ne infischiano? Invece la villa di Berlusconi è questione di importanza nazionale, e i cronisti che la scandagliano chiari esempi di «giornalismo che non guarda in faccia a nessuno». Certo, dipende sempre da quale sia la faccia, perché per quella di Fini nessuno aveva applaudito il giornalismo d’inchiesta, anzi, il contrario, solo attacchi al «dossieraggio» del Giornale servo di Berlusconi. Ora la bravissima Gabanelli ha quasi eguagliato Santoro, agli occhi del bel mondo anti-Cav. Ci manca solo una sospensione, e sarebbe santa subito.