«Chi sopporta, spera e lotta per esistere ha diritto di parola»

Pierferdinando Casini proprio non ci sta, a fare la «riserva» dei «pro-life», il ruolo poco gratificante che avrebbe voluto affibbiargli quel furbacchione di Fabio Fazio. E così il tavolo di Vieni via con me continua a traballare, scosso dalle polemiche. La querelle «eutanasia sì-eutanasia no», innescata dalle reazioni di buona parte del Pubblico (con la «P» maiuscola, come lo appella la coppia FS) e di alcune associazioni di matrice cattolica alla puntata del 15 novembre scorso, è destinata a continuare a lungo.
Ieri sera, il co-conduttore del talk show (o predica show che dir si voglia), interpellato dal suo tg di riferimento, quello di Raitre, ha tentato il colpo gobbo, per salvare capra e cavoli dopo il precedente rifiuto ad accogliere in trasmissione i nemici della «dolce morte». Rifiuto che ha, nelle more, spaccato i vertici Rai. «Accettare la replica dei comitati pro-vita», ha detto, «sarebbe come dire che la nostra trasmissione possa essere pro-morte: è davvero inaccettabile. La Rai ha tantissime trasmissioni, io stesso ne ho un’altra (Che tempo che fa, ndr) e ho invitato Casini per questo sabato». Capito il giochetto? Vi offro su un piatto d’argento uno che può da par suo sostenere le ragioni del «no», però in cambio ci lasciate in pace nel nostro brodo.
Pierferdy, tuttavia, non ha abboccato, anzi, è passato al contrattacco. «La risposta di Fazio», è sbottato, «è vergognosa, perché confonde le mele con le pere e lo fa deliberatamente». Insomma, il leader dell’Udc, politico navigatissimo, s’è prontamente sfilato dalla posizione di specchietto per le allodole. «Che io vada o meno ospite in una trasmissione di Fabio Fazio non ha nulla a che vedere con la voce che chiediamo venga data ai disabili gravissimi che scelgono di vivere e alle loro famiglie. Non ho condotto una battaglia per chiedere spazi televisivi che ho a sufficienza. Ho fatto sentire la mia voce non per promuovere il mio partito ma perché il servizio pubblico televisivo parlasse di almeno uno fra le decine di migliaia di drammatici casi di malati lasciati tra mille difficoltà nel disinteresse generale e che ogni giorno innalzano, insieme alle loro famiglie, un meraviglioso inno alla vita». Poi, la stoccata finale: «Non è questo il Fabio Fazio che ho conosciuto, spero abbia parlato la sua controfigura».
E mentre il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, affermava che «non è ammissibile tanto cinismo a tasche piene di soldi pubblici», un altro cattolico docg, il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione, le cantava belle al Fabietto nazionale: «Spiace la supponenza, il tono oracolare, la indisponibilità assoluta a considerare le ragioni degli altri». In attesa della decisione finale, è sceso in campo pure un grosso calibro della Chiesa, il cardinal Camillo Ruini. Intervistato da Sky Tg 24, Rini ha ricordato che il compito della televisione pubblica è «dare voce a tutti». «Penso che questo sia normale, e che non dovrebbe essere visto come una polemica, come una controversia, ma come qualcosa che va da sé, per la natura stessa di un Paese libero e democratico e per la natura e la serietà degli argomenti che vengono affrontati».
Il barometro di Vieni via con me, come s’è capito, ieri indicava tempi grami. E a poco è valsa la battuta di un sognante Veltroni: «Non era mai successo che intorno a una trasmissione si costruisse una comunità». Ma Uolter, si sa, vede sempre il bicchiere mezzo pieno...