Chi spara contro la Chiesa sa di avere le spalle coperte

Le parole più violente contro il Papa, Ruini, Bagnasco e la chiesa in generale, vengono tutte da una certa parte politica. Non occorre precisarlo e neppure chiamare gli interessati per nome. Ciò che è più paradossale è che si tratta della stessa gente che da Assisi a Vicenza, dal Gay Pride alle sfilate politiche, è solita indossare le bandiere della pace, gente per la quale ti senti di andare a dormire con le porte aperte o lasciare il portafoglio sul muretto di casa. E invece? È come se questi signori qualche volta dimenticassero di mettere i panni della pace per far uscire il falco che si cela sotto. Comincio a credere che si stia avverando la lungimirante profezia di Solev’ev, il filosofo russo di fine Ottocento, quando prevedeva l’avvento di un’Europa unita, in mano all’Anticristo, magari sotto le spoglie di un perfetto ecologista o di un altrettanto inattaccabile pacifista od ecumenista.
Alla luce dei fatti, uno si chiede il perché di una simile accelerata di intolleranza negli ultimi tempi. Qualcuno pensa ai Dico o alla questione dei gay. Ma non è questa la ragione vera. Sui Dico il problema sono i numeri che il governo ha in Parlamento. Se al Senato non passano, non è colpa del Papa, ma una semplice questione algebrica. Quanto all’ostilità della Chiesa contro i gay, chi tra di loro ha avuto modo di accostarsi alla Chiesa ha sempre trovato accoglienza, ascolto e rispetto. Le liturgie sono piene di peccatori che hanno incontrato la misericordia, senza per questo aver chiesto alla gerarchia di rinunciare a parlare di morale e di peccato.
Piuttosto, l’inasprirsi della polemica dice altre verità. Da una parte è indubbio il progressivo consolidarsi dell’identità della Chiesa. Dopo anni di «dialogo» dietro al quale spesso si nascondeva l’abdicazione alla verità, oggi si assiste al ritorno di una nuova concezione della missione nel mondo. Come ricordava Papa Benedetto XVI, il dialogo si fa partendo da certezze, non rinunciando a quelle che si hanno, quasi che la verità sia un’incognita da raggiungere a tentoni, spogliati della propria peculiarità.
Se l’accresciuta identità della Chiesa è un work in progress, altrettanto operosa appare la virulenza dell’anticlericalismo. Un fenomeno non di oggi. Era solo il Duemila quando Pannella parlava dei «talebani di Roma che, insieme a quelli della Mecca e di Teheran insidiano miliardi di fedeli». Di nuovo, oggi, c’è caso mai la spudoratezza, che sembra nascere anche dalle sponsorizzazioni importanti di certe frange estremiste del governo. Qualche sera fa, seguendo Porta a Porta, ho sentito il direttore di Liberazione difendere i centri sociali, scesi in piazza a chiedere la scarcerazione dei brigatisti recentemente arrestati. E mi chiedevo cosa accadrebbe se, sulla stessa Tv, qualcuno chiedesse la scarcerazione dei pedofili o degli spacciatori di droga. Ovviamente sono solo le spalle coperte a fare la differenza. Che ci siano grandi «ripari» è ormai evidenza. Come dimostra il Primo Maggio, festa del lavoro trasformata in tiro a segno.
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