«Chi specula contro di noi si fa del male»

L'effetto sui mercati ci sarà, non potrà non esserci. Tutti guardano con apprensione alla riapertura delle Borse dopo il week end che ha visto gli Stati Uniti declassati da Standard and Poor’s nella loro affidabilità di debitori. L'apprensione ieri è stata rivolta alle scelte politiche europee, a sostegno delle decisioni della Banca centrale. Proprio su questo fronte erano concentrate le maggiori aspettative.
Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroders Italia, fa notare un fatto che forse a molti è passato inosservato: «Venerdì, verso le 18.30, a mercati quasi tutti chiusi, è stata diffusa una notizia nella quale si annunciava che la Bce avrebbe potuto intervenire a sostegno di Italia e Spagna. È bastato questo perchè i futures sui Btp decennali, negli ultimi momenti di contrattazione, alla chiusura delle 19 registrassero un rialzo di 3 punti a cui ha corrisposto un ribasso di due punti dell'omologo bund tedesco. Un segnale importante - sottolinea Spreafico -. Vuol dire che chi specula contro l'Italia si fa male, perchè tocca l'Europa».
Un fatto da leggere come un auspicio. Perchè l'andamento dei mercati finanziari, oggi, sarà fortemente influenzato dalle scelte politiche. Un indicatore dello stato emotivo dei mercati comunque è venuto ieri dal Medio Oriente, dove le Borse sono le uniche aperte la domenica: hanno prevalso le vendite in attesa delle decisioni delle riunioni del G7, del G20 e della Bce. L'indice della piazza finanziaria di Dubai ha perso il 3,7%, la Borsa di Tel Aviv ha ceduto il 6%, il peggior calo dal novembre 2008. Perdite anche sul mercato del Qatar (-2,51%) e dell'Oman (-1,87%) mentre ha chiuso quasi invariata la Borsa dell'Arabia Saudita che però sabato aveva ceduto oltre 5 punti percentuali.
Ci si deve aspettare che le Borse siano travolte da un panic selling, ovvero da un'ondata di vendite indifferenziate e irrazionali? «Un effetto ci sarà, e sarà negativo - ammette Spreafico -. Ma potrebbe non essere devastante, visto che la notizia del declassamento Usa, se non ancora scontata, era ampiamente attesa dopo il deludente spettacolo che Washington ha mostrato al mondo, la settimana scorsa, sul proprio debito».
Ma che cosa vuol dire «chi tocca l'Italia si fa male»? «È vero che il nostro Paese ha il debito più alto d'Europa - osserva il direttore di Schroders - ma è vero che sommando il nostro debito pubblico con quello privato, la somma da noi è più bassa rispetto ai livelli sia di Gran Bretagna che di Germania. Fatto che indica l'eventuale capacità del mercato domestico a sostenere il proprio debito pubblico».
Piuttosto, Spreafico fa notare come in un contesto di finanza globalizzata e, in qualche modo, incontrollabile, dal 2010 le emissioni di corporate bond (le obbligazioni di banche e imprese) abbiano fatto una spietata concorrenza, sui volumi e sui rendimenti, ai titoli sovrani degli Stati: l'anno scorso e l'inizio di questo hanno registrato il record storico delle emissioni di questi strumenti. E ricorda anche che all'inizio dell'anno si è assistito a un primo riequilibrio dei flussi di capitale: i titoli di Marocco o Indonesia rendevano meno di quelli di Italia e Francia, e il mercato è sembrato rendersi improvvisamente conto solo in quel momento che nel 2010 c'era stato un eccesso di capitali sui mercati emergenti.