"Chi è stato all’Inter non può avere paura"

Mancini debutta a manchester parlando in inglese: "Sono qui per fare grande il City. E restare per tanti anni. Ho avuto quattro proposte, ma volevo allenare in Inghilterra". Pronti cento milioni per il mercato

Proud, orgoglioso. Roberto Mancini si definisce così nel primo giorno da tecnico del Manchester City. Un aggettivo riportato a caratteri cubitali sul sito del club. Il «Mancio» - lo confessa davanti agli agguerriti giornalisti d’Oltremanica - aspettava da mesi l’occasione di una panchina della Premier. «Dopo l’Inter, ho avuto quattro proposte, ma ho deciso di stare un anno fermo perchè volevo venire in Inghilterra. Dieci anni fa giocavo in Premier e non ho mai smesso di seguirla. Ora inizio ad allenare in un grande club, rappresentiamo la famiglia reale di Abu Dhabi e abbiamo grandi tifosi che sono venuti a salutarmi in hotel e meritano il meglio. Spero di rimanere qui per molti anni».

Mancini - che avrà nello staff Ivan Carminati, Fausto Salsano e Massimo Battara (Bryan Kidd avrà il ruolo di coordinamento tra lui e la squadra) - ha ben chiari gli obiettivi: bissare i successi ottenuti con il club di Moratti. Lui stesso precisa che il suo contratto è di sei mesi con un’opzione di rinnovo di tre anni, naturalmente legata ai risultati (leggi conquista di un posto nella prossima Champions): «Dobbiamo arrivare tra le prime quattro e penso sia possibile. L’anno prossimo, poi, punteremo alla Premier. Credo nelle mie qualità, penso di poter fare un buon lavoro perché abbiamo ottimi giocatori. Io ero un attaccante in campo e la mia mentalità di allenatore è rimasta questa. Le mie squadre giocano solitamente per vincere». Il tecnico jesino sa bene che da queste parti si sente molto la rivalità con lo United. «Milano e Manchester sono simili sia per il clima, sia per la passione e per la rivalità tra le due squadre. E io voglio lottare alla pari con i Red Devils».

Impeccabile l’abbigliamento, la stampa inglese rimane colpita anche dal buon livello dell’inglese del Mancio. «Ogni sera guardo Coronation Street e Eastenders...», dice con il sorriso l’ex allenatore nerazzurro, riferendosi a due soap, la prima ambientata a Manchester, la seconda a Londra, in onda da decenni sulle tv anglosassoni. Ma il tecnico italiano è bravo anche a districarsi tra le domande al veleno sulla fine della sua avventura all’Inter e sull’esonero di Hughes che lo hanno portato sulla panchina dei Citizens. «Non voglio guardare al passato, sono qui per allenare - sottolinea Mancini -. A Milano ho vinto sette trofei in quattro anni e a fine stagione sono stato mandato via, fa parte del gioco. Mi spiace per Hughes, ma questa possibilità esiste nel nostro lavoro».

I giornalisti inglesi insistono, vogliono sapere di più sull’incontro con il patron Al Mubarak. «Ci siamo visti due settimane fa, dopo la partita del City con il Tottenham», la tranquilla risposta del Mancio che riceve il supporto di Garry Cook, il ds dei Citizens seduto al suo fianco. Ma alle pressioni c’è abituato: «Se sei stato nell’Inter la pressione non è un problema. Io ci sono stato per quattro anni ed è un record. In Italia è normale che i presidenti entrino nella gestione del club, gli sceicchi non saranno un problema».

In mattinata aveva avuto il primo incontro con i giocatori, dopo la cacciata di Hughes (che ha contattato un avvocato esperto di cause di lavoro) tirava aria di cospirazione da parte di alcuni fedelissimi del tecnico anglosassone. «Ho detto ai giocatori di credere in loro stessi, se lavoriamo bene possiamo ottenere grandi risultati. La contestazione dei giocatori ci sta, ma dopo due giorni passa tutto...». In attesa di ritocchi previsti a gennaio, quando il club dello sceicco potrebbe spendere anche 100 milioni di sterline. Circolano, tra gli altri, anche i nomi di Terry, Chiellini e Maicon. «Io penso solo alla partita di sabato con lo Stoke. E poi ho giocatori fortissimi. Robinho? Un calciatore fantastico, può entrare nella storia del club, ma ho 5-6 attaccanti di livello».

E dopo aver ricordato che l’amico Eriksson - un ex non rimpianto da queste parti (portò tra l’altro il figlio di Mancini, Filippo, per sei mesi) - lo ha chiamato per fargli i complimenti, il clima da inquisizione in sala stampa comincia a scemare. Anche perchè il Mancio regala un altro messaggio d’amore al campionato inglese: «Quando eravamo fermi in Italia per la pausa natalizia, ero felice perchè potevo sedermi davanti alla tv e vedere le partite della Premier. Figuratevi oggi che posso addirittura giocarle nelle feste...».