«Chi è stato scelto da Penati ora deve dare le dimissioni»

Guido Podestà, l’ex inquilino di Palazzo Isimbardi sostiene che la sinistra abbia recuperato voti e che questo è dunque un «punto di partenza». Anche lei, come il ministro Gelmini, boccia Penati in matematica?
«La matematica non è un’opinione. Dal primo turno al ballottaggio la sinistra ha perso 90mila voti...».
Un calo evidente anche se secondo Franceschini and company il vincitore sarebbe sempre Penati.
«...le Province del centrodestra sono passate da 9 a 34, quelle della sinistra sono scese da 50 a 28. Il numero degli abitanti governati dal Pdl sono saliti da 5 a 21 milioni. E, ancora, lo dico da coordinatore regionale Pdl, in Lombardia abbiamo vinto 8 Province su 8, 3 capoluoghi su 3 e la maggior parte dei Comuni sotto e sopra i 15mila abitanti. È sufficiente?».
I numeri raccontano il successo elettorale non crede però che, forse, il ballottaggio è da mandare in soffitta?
«L’affluenza è stata bassa. C’è da riflettere sull’opportunità di utilizzare questo strumento: è assurdo votare per il presidente della Provincia al ballottaggio quindici giorni dopo che si è votato al primo turno. Non si può far decidere chi sarà il presidente in base non ai consensi bensì a chi è riuscito a convincere il maggior numero di persone a non andare al mare. Bisognerebbe limitare il ballottaggio nel caso un candidato non superi il 40 per cento».
Facciamo un passo avanti, presidente. E guardiamo alla Provincia made in Podestà: Expo, infrastrutture e sicurezza. Tre priorità.
«Sono impegni forti e li porteremo avanti insieme ad una squadra coesa. Manterremo quello che abbiamo promesso in campagna elettorale, ad esempio sulla sicurezza aumenteremo le risorse, potenzieremo il servizio della polizia provinciale e daremo alle donne dei braccialetti anti-violenza».
E qual è il futuro della Provincia su Expo?
«Stamani Lucio Stanca, ad di Expo, mi ha fatto gli auguri. La Provincia terrà un rapporto costruttivo. Mi aspetto però che il rappresentante della Provincia rassegni le dimissioni (in serata Enrico Corali ha rimesso il mandato, ndr). Questione di rapporto fiduciario che non vale solo in questo caso ma anche in altri e che lega il rappresentante scelto a chi lo ha nominato. Ma alle tre priorità citate ne aggiungerei una quarta: le imprese stentano ad andare avanti, hanno un rapporto difficile con il sistema finanziario e bancario».
In campagna elettorale ha affrontato con passione il tema della fragilità sociale. Ma in cassa, Penati, ha lasciato qualche euro?
«Dobbiamo avere molta attenzione per i giovani, per la più parte fragile della nostra società e anche per le persone con disabilità, tema sul quale siamo molto impegnati. Ma potremmo trovare un bilancio fuori dal patto di stabilità. Ecco perché ci sarà una new diligence sul bilancio di Palazzo Isimbardi, per capire qual è la situazione reale dei conti».
Tutti già s’attendono la sua giunta. Può darci, presidente Podestà, qualche anteprima?
«Posso dire che l’elemento femminile avrà una rappresentanza significativa. Che l’Udc non avrà posto in giunta perché non si è apparentato e questo l’avevamo già spiegato agli amici dell’Udc, anche se invitiamo Chicco Marcora a entrare nella commissione sulla città metropolitana di cui fanno parte cinque ex sindaci di Milano».
Niente nomi?
«Non abbiamo ancora cominciato a parlarne. Stasera (ieri per chi legge, ndr) mi incontro con Matteo Salvini e affrontiamo il tema».
Be’, l’alleanza con la Lega funziona...
«Con la Lega c’è un rapporto molto proficuo, la condivisione di molti punti. Poi, la Provincia sarà il trait-d'union che mancava tra Regione e Comune e che rappresenta l’opportunità per lavorare bene».