Chi trama dietro le quinte per uccidere il Carlo Felice

Il caso Oren, l’accanimento contro Di Benedetto... Ma c’è dell’altro

(...) parte di lavoratori. Niente tregua (proposta dal consiglio comunale e accolta invece dai confederali) e niente dialogo, lo scontro si fa sempre più netto e il contrasto con i vertici sempre più insanabile. Il sindaco Marta Vincenzi parla di schiaffo alla città, che perde così immagine e credibilità, in un momento in cui avrebbe bisogno invece di «forze e risorse per il rilancio»: ed è vero. Gli abbonati minacciano la totale defezione per la prossima stagione, il botteghino è aperto sì, ma per i rimborsi e le lamentele di un pubblico ormai giunto all'esasperazione. Qualcuno nella riunione di mercoledì a Tursi ha inveito contro la Sovrintendenza del Teatro, ha detto che non si può avere una Ferrari e mettere nel serbatoio un litro di benzina; ma forse non ha pensato che una Ferrari non parte nemmeno col serbatoio pieno, se non si prova mai a metterla in moto. E poi non è solo Di Benedetto il benzinaio della situazione, il carburante viene da ben altri pozzi, che per l'arte e lo spettacolo sembrano ormai prosciugati da tempo, e questo e assodato in tutta Italia, non solo a Genova. E ancora: il famoso rilancio artistico tanto auspicato: ma si rilancia un teatro annullando continuamente prime e non solo prime? Si aiuta un teatro in crisi obbligando al risarcimento del biglietto in spettacoli che avevano il tutto esaurito? Allora forse c'è qualcosa di più, considerato l'accanimento sproporzionato verso Di Benedetto e invece la passione che si mette nel «Caso Oren», nel fatto cioè che si tardi a firmare al poliedrico direttore quel contratto che lo farebbe sovrano indiscusso del Teatro: panacea di tutti i mali, con lui il Carlo Felice ritornerebbe felice davvero. Ma siamo sicuri? Altra richiesta dei sindacati, il commissariamento, stile San Carlo di Napoli: e chi dovrebbe essere il Commissario? Le motivazioni ci sono tutte? Sembrano spuntare interessi che con un'agitazione sindacale hanno ben poco a che fare, con il rischio che quei diritti dei lavoratori tanto agognati passino in secondo piano. Attenzione, però: se si tira troppo la corda, non va a casa soltanto Di Benedetto, a casa ci vanno tutti e non sarà certo Oren a restituire il fondo pensione integrativa.