Chi va in Cina tradisce la giustizia

Il leader della Destra: «Partecipare vuol dire rinnegare i valori di civiltà dell’Occidente»

La Destra è in Italia l'unico partito con le carte in regola per mettere in atto una campagna di boicottaggio, che comincia oggi stesso, delle Olimpiadi cinesi. La violentissima repressione delle proteste dei monaci e del popolo tibetano messa in atto dalle autorità cinesi a Lhasa dovrebbe infatti bastare a convincere tutti noi del dovere civile, politico e morale di boicottare i Giochi olimpici.
Non è possibile continuare a dare credito a uno Stato autoritario e repressivo che proprio mentre sta per ospitare la manifestazione sportiva che sin dall'antichità è simbolo di pace, rispetto e dialogo tra popoli e civiltà, offre al mondo uno spettacolo degno del peggiore stato autoritario.
La Cina, che con Pechino 2008 ambisce a entrare nel club dei Paesi che contano, che guidano il mondo, non ha nessuna intenzione di uniformarsi ai valori che le Olimpiadi sostengono: continua a comminare centinaia di esecuzioni capitali al mese, tortura e calpesta i diritti umani e politici dei propri cittadini, sopprime non solo ogni dissenso politico ma anche ogni manifestazione di libero pensiero e di fede religiosa, tratta come schiavi quei lavori che poi minano con le contraffazioni le nostre migliori griffe. È, insomma, l'incarnazione contemporanea del totalitarismo.
Pechino 2008 è un gigantesco riflettore che metterà la Cina sotto lo sguardo del mondo intero. È l'unica occasione che il mondo ha per mettere sotto pressione il governo cinese, per spingerlo a un maggiore rispetto dei diritti umani e a un diverso modo di relazionarsi con gli altri Stati.
Accettare con condiscendenza la politica cinese significa infatti non soltanto rinnegare i valori che le Olimpiadi incarnano. Significa rinnegare quei valori di giustizia e libertà che ogni stato occidentale, democratico e pluralista afferma di voler difendere. Quei valori che la Destra, forse più di altri, intende difendere fino in fondo e senza guardare in faccia a nessuno.