«Chi verrà deve investire su traffico e ambiente»

«Abbiamo fatto molto per sicurezza e lavoro. E le nostre aziende sono in attivo. Ma saranno gli elettori a giudicare»

«Stringere la mano al prossimo sindaco? Sinceramente spero di fare un baciamano, visto che potrebbe essere una signora. Ovviamente non Ombretta Colli». In una battuta tutto l’Albertini-pensiero su candidati e aspiranti successori. Via libera a Letizia Moratti, picconate per l’ex signora Provincia con la quale i rapporti sono stati a dir poco tesi. «Non voglio giudicarla, ricordo solo un suo collaboratore e forse anche amico che un giorno disse di lei “un’anziana signora che bisogna rispettare”».
Largo Marinai d’Italia, terza giornata della Festa Tricolore organizzata da Alleanza nazionale. Il sindaco «uscente» risponde alle domande del direttore del Tg4 Emilio Fede. «Glissiamo» gli sussurra all’orecchio Ignazio La Russa, come sempre nel ruolo di mattatore. Ma non è facile. «Saranno i cittadini - maramaldeggia il sindaco - a valutare i suoi programmi e la stranezza di certi suoi comportamenti». «In questi anni ha fatto dispetti a qualcuno?», lo stuzzica Fede. E la risposta gronda ancora veleno. «Colli esclusa, talvolta ho avuto rudi scambi di vedute con qualche alleato. Ma sempre entro i termini della cordialità».
L’applauso più forte quando Fede («Guarda caso ci siamo conosciuti ad Arcore»), comincia a parlare di sicurezza. «Conosco gente che in certi quartieri di Milano dopo le otto di sera non esce più di casa». Abbiamo fatto molto, assicura Albertini. E, seduto al suo fianco, Riccardo De Corato ricorda le undici caserme di polizia e carabinieri costruite in periferia, 50 miliardi di vecchie lire spesi. «E spesso dimentichiamo - sottolinea il vicesindaco - che la criminalità non è competenza del Comune, non siamo mica a New York. Comunque abbiamo aumentato a 3mila l’organico della polizia municipale che, quando siamo arrivati, non si occupava di sicurezza». «Il candidato ce l’abbiamo, è De Corato», urlano gli ultras in platea.
«Non siamo razzisti - interviene Albertini -, né contrari a chi viene e accetta le nostre regole. Milano ha una grande tradizione di accoglienza». Sul palco sale il sottosegretario Michele Saponara e così, su cinque, l’unico «locale» è proprio Albertini. «Il centrosinistra ha fatto dell’Italia il ventre molle dell’Europa con un male inteso senso della solidarietà», affonda Fede. «Milano dà e pretende - chiosa il sindaco -. Applicazione rigida della legge Bossi-Fini, ma anche il patto per il lavoro, l’accoglienza, i 100 disoccupati dell’Alfa di Arese assunti nelle imprese del Comune per la prima volta tutte in attivo».
Consigli al successore? Albertini da primo della classe tira fuori un ritaglio di giornale di nove anni fa. «In un sondaggio i cittadini chiedevano un sindaco onesto, concreto, con capacità manageriali, serietà, entusiasmo e voglia di fare. Solo l’uno per cento chiedeva fascino e carisma. Forse per quello ho preso mezzo milione di preferenze». Risate sul palco. «Io, per la verità - entra nella parte Fede - ai sondaggi, soprattutto di questi tempi, credo pochino». Inevitabile parlare di bilanci. E allora sfilano il Polo esterno della Fiera a Rho-Pero («Due milioni di metri quadri, 42mila posti di lavoro»), la ristrutturazione con grattacieli del vecchio quartiere affidata a CityLife, la Scala («Ventisette mesi, un record e nonostante otto processi finiti in nulla»), la Città della moda, Santa Giulia, progetti per 35mila nuovi appartamenti («Una città come Varese»). In sintesi? «Una buona amministrazione che non ha fatto sognare, ma ha fatto più delle altre. E, infatti, in 120mila hanno votato una lista di sinistra e un sindaco di centrodestra». Cifre? «Quattro miliardi di euro contro i 182 milioni di chi ci ha preceduto».
L’amarcord tocca a De Corato, nell’inedito ruolo di intervistatore. «Il momento più brutto? La mattina di Linate, la morte, il dolore, il senso d’impotenza, la volgarità degli attacchi politici. Il più bello l’inaugurazione della Scala». Stesso risultato a parti capovolte. «Anche per me». «Visto? - spara La Russa - Dopo quasi nove anni sono ormai una coppia di fatto». Ma è già tempo di pensare al futuro. «Chi arriva dovrà investire di più per ambiente e traffico». Il Mefistofele di An ne approfitta. «Sindaco, magari faccia un salto alle 8 di mattina al Corvetto. Un inferno, non si possono aprire i cantieri prima che sia realizzato il sottopasso. Poi ci vuole un assessorato alla Casa. An ne farà una battaglia in campagna elettorale».