Chi viaggia in metropolitana ora ha paura

Pendolari e turisti: «Può succedere anche qui». A Cadorna falso allarme bomba

Roberto Bonizzi

E dire che i milanesi si sentivano più sicuri. Lo avevano confessato, nel mese di giugno, nel sondaggio della Camera di commercio sul rapporto tra città e immigrati. Un’inversione di tendenza netta. Il 39 per cento ha dichiarato di avvertire un pericolo maggiore nel transitare nelle vicinanze di luoghi pubblici affollati come stazioni, metrò e centri commerciali rispetto alla rilevazione precedente. Una cifra in calo rispetto al 51 per cento del sondaggio 2004. Ma le 200 interviste campione sono state realizzate a giugno.
Pochi giorni che però sembrano anni nella giornata in cui anche Londra, come New York, come Madrid, si è svegliata nel panico. Attacchi esplosivi alla rete dei trasporti pubblici. Metropolitana e autobus in tilt. E la paura, sentimento irrazionale e incontrollabile per definizione, ora serpeggia anche nelle gallerie del sottosuolo a Milano. Se il campione della ricerca Dinamiche fosse intervistato oggi quel 39 per cento farebbe registrare, probabilmente, un picco inverso.
Non siamo alla sindrome da metrò, comunque. I milanesi continuano a utilizzare le tre linee, quattro considerando il passante ferroviario. Metropolitana che resta il mezzo di trasporto più veloce e capillare nel servire tutta la città. Sotto terra si spostano circa un milione di persone ogni giorno, una media calcolata durante le normali stagioni lavorative (autunno, inverno, primavera). Una cifra che scende con l’inizio dell’estate. Prima la fine delle scuole e dei corsi universitari, quindi le vacanze, portano il flusso giornaliero di passeggeri ai minimi annuali, circa 600mila persone, nel periodo che va dalla metà di luglio alla fine di agosto. Il servizio funziona regolarmente e le misure di sicurezza, che non si sono mai attenuate dall’11 settembre del 2001, restano in vigore. «Già da quattro anni - spiega un dipendente dell’azienda dei trasporti - ci sono disposizioni sulla sicurezza. Controlliamo cestini, impianti e persone sospette».
Qualche scrupolo in più, da parte dei viaggiatori. «Siamo tutti in pericolo». È la frase più ricorrente sulle scale, lungo le banchine, dentro i vagoni, tra turisti e pendolari. «Se è capitato a Londra può succedere anche qui» sottolinea qualcun altro. Un’attenzione maggiore a valigie lasciate incustodite (a Cadorna è scattato «l’allarme bomba», nella borsa sospetta c’erano solo un libro e documenti) e a movimenti sospetti, ma chi si sposta in metropolitana continua a farlo in ogni caso. Qualche preoccupazione in più per chi nelle gallerie sotterranee lavora. «Quando ho sentito la notizia mi sono venuti i brividi - ammette Claudio, 25 anni, titolare del bar al mezzanino della fermata San Babila -. Io sto qui 14 ore al giorno. Se succedesse, sarei il primo a saltare». La stessa ansia di Angelo, che ha il chiosco dei giornali a Turati: «Abbiamo più paura dei passeggeri. Loro sono di passaggio, noi qui ci passiamo la vita».