«Chi vince e chi perde tra i tecnologici»

La crisi mondiale non risparmia Microsoft costretta a fare i primi licenziamenti in 34 anni di storia. La società fondata da Bill Gates ma ora guidata da Steve Ballmer ha annunciato 5.000 tagli, circa il 5% delle propria forza lavoro, di cui 1.400 già ieri. La riduzione si tradurrà in risparmi annuali per 1,5 miliardi di dollari. In Italia, dove la società conta circa 900 dipendenti, «l’impatto del taglio - ha detto l’amministratore delegato della filiale italiana Pietro Scott Jovane - sarà estremamente limitato». I dipendenti Microsoft, che sono circa 96mila, sono aumentati di circa il 50% dal 2005 ad oggi. L’annuncio è arrivato in concomitanza con i risultati del secondo trimestre, che hanno evidenziato una riduzione dell’utile netto dell’11% a 4,17 miliardi di dollari (o 47 cent per azione contro i 49 centesimi previsti) e un aumento del fatturato del 2% a 16,6 miliardi, cioè circa 900 milioni di dollari, al di sotto delle attese della stessa Microsoft. Il risultato è stato un crollo del titolo in Borsa che ha chiuso con perdite di oltre l’11%. Microsoft insieme con le banche ha trascinato al ribasso i listini della borsa di New York. Il Dow Jones ha segnato un meno 1,28% ma è sceso in giornata anche sotto la fatidica soglia di 8mila punti mentre il Nasdaq ha perso il 2,55%. Il listino dei titoli tecnologici è stato appesantito oltre che da Microsoft anche da eBay, in ribasso del 13% su timore di un rallentamento del valore di affari del maggior sito mondiale di aste online e da Intel che ha perso circa il 3% dato che la richiesta di nuovi computer appare in forte calo. Contiene le perdite Ibm a -1,73% mentre le cose vanno bene per Google (+1,55%) e soprattutto Apple (+7%% circa) grazie ai buoni risultati trimestrali. I dati macroeconomici continuano però a mostrare un peggioramento della situazione economica che appare inarrestabile viste anche le richieste in aumento dei sussidi di disoccupazione che la settimana scorsa sono stati 589mila contro i 543mila previsti, un valore vicino al record. In questa situazione è continuata la debacle del settore bancario: Citigroup è sprofondata del 15%, Bank of America ha fatto lo stesso (-14%) dopo le dimissioni dell’amministratore delegato della controllata Merrill Lynch John Thain. Il Dow Jones sente il peso dei colossi Exxon (-1,3%) e Chevron (-1,80%), con il petrolio in calo del 5% a 40 dollari al barile.
La seduta è stata difficile anche per Piazza Affari, con il Mibtel che ha ceduto l’1,56% mentre lo S&P/Mib è arretrato dell’1,78%, che ha chiuso con la peggior performance tra le grandi borse europee trascinata al ribasso dalla giornata terribile di alcuni titoli come Fiat (-14,55%) e Unicredit (-5,90%): entrambi hanno registrato nell’ultima settimana ribassi superiori al 20%. Ma titolo peggiore è stato Tiscali, ben lontano dai fasti della new economy, che ha chiuso con un ultimo prezzo di 0,4065 euro in discesa del 17,88%. La società sarda ha infatti annunciato tagli al personale per ridurre i costi ma nel frattempo anche Citigroup ha tagliato il target price del titolo a 0,15 euro. E dal Giappone arrivano cattive notizie anche per Sony, il gigante dell’elettronica di consumo. I consumatori stanno infatti tagliando le spese anche in questo settore dopo quello delle auto e dell’immobiliare. Sony prevede per l’anno che chiuderà a marzo una perdita operativa record a 2,9 miliardi di dollari.