"Chi volta le spalle al Pdlin realtà tradisce l'Italia"

Berlusconi: "Non vedo la maggioranza in pericolo" ma teme una mozione di sfiducia al ministro Tremonti. Di ritorno da Cannes vertice a Palazzo Grazioli per fare il punto della situazione e togliersi qualche dubbio

Dal nostro inviato a Cannes

Dice che «non tradiranno» mai il Paese, ma qualche dubbio deve averlo anche Berlusconi se - archiviato il G20 - decide di cambiare programma e dirottare su Roma l’Airbus della presidenza del Consiglio che deve riportarlo a Milano. Arcore può aspettare, perché a Palazzo Grazioli ci sono Gianni Letta, Angelino Alfano e Denis Verdini che lo aspettano per fare il punto della situazione. Durante la conferenza stampa che chiude il vertice dei 20 grandi, il Cavaliere si dice infatti convinto che «abbandonare la maggioranza oggi è un atto di tradimento nei confronti del Paese» ed è pronto a parlare con gli scontenti uno a uno. Un giro di telefonate in verità già iniziato ieri da Cannes. Ma in cuor suo - e a sentire gli esperti del pallottoliere di Montecitorio - sa bene che la situazione è più complessa.

Ed è questo che gli dicono nel vertice serale a via del Plebiscito, presente anche Paolo Bonaiuti. Perché per tutta la giornata sia Alfano che Verdini hanno sondato senza sosta lo stato dell’arte e al momento la maggioranza pare possa contare - bene che vada - su 315 voti. Per molti ministri, però, numeri solo virtuali in quanto ricomprenderebbero deputati allo stato ancora da convincere a ritornare nei ranghi. Un punto su cui il Cavaliere ostenta ottimismo se proprio a Cannes parla di «maggioranza solida», dice che parlerà con gli «scontenti» che hanno lasciato il Pdl e spiega di essere «sicuro che rientreranno». D’altra parte, aggiunge, i mal di pancia sono causati «da un’attività alienante» in Parlamento ma anche da ambizioni personali.

In verità, però, i problemi restano. E ieri le fuoriuscite sono continuate con l’abbandono di Carlo Vizzini e un nuovo documento (a firma Sardelli, Milo, Scotti) per chiedere al Cavaliere un passo indietro. Il punto, insomma, è che sarà davvero difficile fare restare la maggioranza tale durante le votazioni. Perché una cosa è la doppia chiama sul voto di fiducia, altra il susseguirsi di voti sugli emendamenti che martedì potrebbero essere presentati al Rendiconto dello Stato (ed è proprio su un emendamento che è andato sotto il governo quando il Rendiconto fu affossato). E se è vero che sul passaggio di martedì il Quirinale ha chiesto all’opposizione un comportamento «responsabile» (e quindi è quasi certo che si astengano), quel che si teme sono soprattutto i passaggi successivi. Intanto martedì il Rendiconto potrebbe passare con meno di 316 voti, aprendo dunque un problema politico di cui il Colle si farebbe subito carico con il Cavaliere. Poi, almeno al momento, sono due le strade che teme i Cavaliere.
La prima è che la lettera degli «scontenti» - in cui si chiede un passo indietro al premier - diventi una mozione su cui poi possano convergere le opposizioni. Una mozione con una decina di firmatari che con i voti del centrosinistra e del Terzo polo arriverebbe a superare quota 316. La seconda è una mozione individuale di sfiducia a Tremonti, perché Berlusconi sa bene che il ministro dell’Economia è l’unico in grado di catalizzare un discreto fuoco incrociato anche da parte della maggioranza. Forse è anche questa la ragione del perché - nonostante i mille dissidi - il Cavaliere abbia deciso di elogiare le sue capacità a Cannes.

Numeri sul filo dunque. Con alcuni dei presenti al vertice di ieri sera che hanno chiesto a Berlusconi di non escludere a priori l’ipotesi di un passo indietro, magari a favore di Letta. Il punto, però, è che il Cavaliere continua a non fidarsi. «Anche lo facessi - è il senso del suo ragionamento - un minuto dopo non ci sarebbe più l’intesa su Letta e spunterebbe chissà quale altro nome o quale altro scenario». Ecco perché l’intenzione è quella di andare avanti. Almeno per ora.