«Chi vota Unione vuole una deriva illiberale»

Gianfranco Rotondi (Dc-N.Psi): «Conto sul mio partito per fermare le sinistre»

Fabrizio de Feo

da Roma

«Un voto per l’Unione abilita il blocco comunista a qualsiasi gesto illiberale. Ma i democristiani fermeranno il nuovo comunismo». Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana, da Napoli, dove si trova per chiudere insieme a Emanuele Filiberto di Savoia la sua campagna elettorale, lancia il suo grido d’allarme.
Onorevole Rotondi, per Silvio Berlusconi l’Italia è un bivio come nel ’48. Condivide questo messaggio dai toni forti?
«Sono d’accordo e conto sul mio partito, la Dc, per fermare le sinistre. Come nel ’48 c’è uno scontro tra democristiani e comunisti. I democristiani sono tutti vivi e godono di ottima salute e fermeranno il nuovo comunismo che non si nasconde più dietro la barba di Garibaldi come nel ’48 ma ha il volto del massimalismo verde di Pecoraro, dei due partiti comunisti-massimalisti di Diliberto e Bertinotti, del comunismo burocratico dei Ds e di quello giudiziario rappresentato da Di Pietro e Violante».
Quali possono essere le conseguenze di una eventuale vittoria dell’Unione?
«Un voto per l’Unione abilita il blocco comunista a qualsiasi gesto illiberale. Mai dal ’48 in Italia comuni, province, regioni e governo nazionale hanno avuto un solo colore. La Cdl ha sbagliato, doveva dire una sola cosa: il voto alla Cdl impedisce un’Italia monocolore destinata a diventare una grande Toscana. La Dc torna in campo per impedire all’Italia il grigiore del regime».
Berlusconi ha rischiato in prima persona per tutta la campagna elettorale. Condivide le sue scelte?
«Berlusconi ha tirato la carretta per tutti, come sempre. Senza di lui la destra dei post-dc si sarebbe subito rassegnata a fare la minoranza gialla, l’opposizione di sua maestà. Grazie a Berlusconi ce la giochiamo con ottime probabilità di vincere».
C’è il rischio che si affermi un modello statalista e antimoderno in caso di vittoria dell’Unione?
«Basti pensare che andrebbe ai Lavori pubblici Pecoraro Scanio, il cui partito ha impedito la terza corsia della Firenze-Bologna per anni e ha preferito la salute dei daini al sangue dei camionisti e degli automobilisti versato su quell’asfalto».
Nel centrodestra si fa strada qualche rimpianto per il mancato accordo con i radicali.
«Sono convinto che il tema del conflitto tra cattolici e laici sia un arretramento culturale. La Dc non ha complessi a confrontarsi con la Rosa nel pugno sui temi della laicità dello Stato, dei Pacs e della modernizzazione del Paese. È un confronto culturale che avvieremo comunque, chiunque vinca».
Cosa pensa della donazione da 870mila euro fatta da Prodi ai suoi figli, usufruendo di quella legge contro cui ora si scaglia?
«Prodi è il leader di una coalizione delle tasse. Lui lo sa benissimo e si è premunito prima. Complimenti alla signora Flavia che sovrintende alla solidità di un bilancio familiare sicuramente cospicuo messo a repentaglio dagli avventurosi compagni di strada del marito. È davvero una donna saggia».