Chi vuole lavorare blocca chi vuole lavorare

(...) Vabbè, mi coprirò adeguatamente. Pioviggina ma è inevitabile muoversi in moto, con una giornata così non ci sono alternative. Parto da via Cantore, ma mi fermo subito. Visto il nastro bianco e rosso e lo spiegamento di forze all'ingresso della strada Aldo Moro, l'occhio cade sulla rampa che conduce in via Cantore dal casello autostradale di Genova Ovest. Un presidio di operai e un doppio cordone di polizia bloccano completamente il traffico. La situazione è tranquilla ma la rabbia che cova è palese e doppia. Gli operai Fincantieri da una parte, camionisti e automobilisti bloccati dall'altra. Un sospiro e si parte. Un vigile gentilissimo mi informa che percorrendo la viabilità ordinaria c’è traffico ma non ci sono blocchi e posso arrivare a destinazione. Via Cantore è abbastanza scorrevole ma appena arrivati a Di Negro è il caos. Traffico completamente in tilt, squilli di clacson in successione. Con la moto mi infilo tra un pertugio e l'altro e piano piano avanzo. Arrivato all'altezza della stazione marittima indugio, non si sa dove passare. Fortuna che il casco attutisce i rumori di clacson e imprecazioni assortite. Il tunnel all'altezza del porto antico è un lungo serpentone di auto incolonnate. L'aria è irrespirabile, moto e scooter cercano di farsi spazio un po' dappertutto cercando di inalare meno fumi possibili. Si esce, a fatica, e via, in corso Aurelio Saffi, a fare la gimkana tra le auto. Ai semafori mi guardo intorno. Nelle auto c’è gente che sta andando al lavoro, che impreca per il ritardo con cui dovrà presentarsi in ufficio. Penso anche il mio ritardo, mi appellerò alla clemenza di chi mi aspetta e, per fortuna, è informato su com’è la situazione. Ma viene inevitabile pensare a quello che sembra davvero un paradosso: chi sciopera per preservare il proprio sacrosanto diritto di lavorare, finisce col danneggiare chi avrebbe l'altrettanto sacrosanto diritto di muoversi liberamente per la città e arrivare al lavoro in orario. Inevitabile? Forse, ma resta un paradosso. Continuo per Corso Aurelio Saffi sperando che la situazione migliori ma il traffico resta infernale, in entrambe le direzioni. Auto immobili o quasi, moto e scooter che si infilano dove possono con qualcuno che esagera e rischia l’incidente. Arrivo alla Foce, anche qui il traffico è in tilt. Parcheggio, arrivo in redazione trafelato e di corsa, con il mio quarto d'ora buono di ritardo, mi scuso, tutti ammiccano e capiscono ma mi chiedo cosa sarebbe accaduto se mi fossi dovuto muovere in auto. Sopraelevata chiusa in entrambe le direzioni, casello di Genova Ovest inutilizzabile, il tratto autostradale di A7 tra l'allacciamento con la A10 e Genova e tra Genova e Genova Ovest chiusi al traffico. Chilometri e chilometri di coda in autostrada e sulla viabilità ordinaria. La situazione rimane pressoché identica fino alle 12 e 15, quando gli operai di Fincantieri rimuovono il blocco in sopraelevata e al casello di Genova Ovest e iniziano in corteo e muovere verso Sestri Ponete. Il traffico, molto lentamente, inizia a farsi più scorrevole, il tono delle imprecazioni di chi è bloccato in coda si fa via via più lieve fino a scomparire tra i rumori dei motori.
Per oggi è andata, domani «Decideremo nuove forme di lottta», fanno sapere dalla Fiom. Forse, si sarà di nuovo da capo. Con una città bloccata e tanta gente che non può lavorare perché in città c'è chi non può lavorare. Forse inevitabile ma comunque, davvero un paradosso. E meno male che ho la moto.