Chi vuole spegnere la movida? All’Arco solo lo 0,7% dei residenti

GESTORI Al Sempione solo cinque locali su 33 chiudono dopo le due: «Ci lavorano in migliaia»

(...) quei 33 esercizi che somministrano bevande e alcolici nella zona. Ma di questi, appena 5 chiudono alle tre di notte. Gli altri? Due abbassano le serrande già alle 19.30, uno alle ore 20, uno alle 23, due alle 23.30, sei entro mezzanotte e sedici alle 2. Diversamente da altri casi - viale Montenero o le Colonne -, qui a rafforzare la protesta non ci sono grosse segnalazioni notturne ai centralini dei vigili. E per migliorare la situazione il Comune è già intervenuto con le parigine contro la sosta selvaggia, pattuglie dei ghisa nelle serate di maggiore affluenza. Un caso su tutti. Ma capita spesso che dietro ai comitati si nascondano piccoli numeri. Basta ricordare l’esposto contro i 20 minuti di concerto «off limits» concessi la scorsa estate da Bruce Springsteen a San Siro per gli ottantamila spettatori. Lo firmarono in una quarantina, lo 0,003% dei cittadini.
Giorgio Montingelli, rappresentante dell’Unione del commercio, non li definisce nemmeno comitati di condominio ma «di pianerottolo». Un modo per dire che pochi che alzano la voce non rappresentano per forza l’opinione della maggioranza. «Ognuno vorrebbe la movida, ma non sotto casa propria - commenta -, Milano vanta 70mila universitari e i ragazzi hanno diritto a luoghi dove divertirsi, ovviamente cercando di mantenere educazione e rispetto della quiete. I locali danno lavoro e vengono frequentati da migliaia di persone, non si può pretendere che chiudano». Semmai, sono i gestori i primi «a dare la propria disponibilità per un divertimento “controllato”, firmano un codice di regolamentazione che prevede anche il divieto di bottiglie di vetro alle Colonne, ai Navigli, all’Arco. Sono pronti ad applicarlo in tutta la città».
L’articolo 5 dello statuto comunale stabilisce che l’appartenenza ad un gruppo o associazione non costituisce motivo di privilegio o discriminazione. «Ascoltiamo la voce anche di una singola persona che protesta - assicura l’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi (nella foto piccola) - ma in 18 non si possono autonominare rappresentanti di un quartiere abitato da oltre 2mila persone, il Comune deve fare una sintesi tra le varie esigenze, trovare soluzioni per chi ha diritto a dormire ma anche per chi vuole divertirsi. Incontreremo tutti, ma anche i comitati devono fare un passo indietro e ammorbidire le loro posizioni». Messaggio che va oltre il problema del popolo della notte. Si è perso il conto degli esposti e i ricorsi al tar «che bloccano parcheggi, palazzetti, opere per la città».