Le chiamate di Della Valle alla Cupola

Erano partiti bene, animati da buone intenzioni, opponendosi a quel che gli inquirenti definiscono il «Sistema-Moggi». Ma per salvare la loro Fiorentina, a un passo dal baratro della B, i fratelli Della Valle sono stati «assimilati» anche loro alla «Cupola». È questa la sintesi del lungo capitolo della Procura di Napoli dedicato al «cambio d’approccio» dei re delle Tods nei confronti del Principe nero del calcio. Da squadra bersagliata dai Poteri Forti a nuova potenza del campionato, tutto nel giro di un anno. Quella che segue è l’indagine completa, dettagliata, analitica dei carabinieri che dà riscontro alle indiscrezioni pubblicate dal Romanista poi smentite duramente da Diego della Valle nella trasmissione Controcampo. Gli inquirenti indicano il «caso Fiorentina» come emblematico delle strategie adottate dall’organizzazione nei confronti di chi si opponeva al consolidato sistema di potere sottolineando «l’evidente atto di sottomissione del presidente viola, Andrea Della Valle».
L’APPROCCIO
L’andata a Canossa del presidente del Cda viola per gli investigatori comincia in primavera. Ed è comprovata già da una telefonata intercettata alle 15.42 del 21 aprile 2005 tra il più giovane dei fratelli Della Valle e il vice di Carraro, Innocenzo Mazzini. In nome della «fiorentinità» di quest’ultimo, Andrea si lamenta con il numero due della Federcalcio perché la Fiorentina è stata raggiunta sull’1-1 dal Messina al quinto dei sei minuti di recupero concessi dall’arbitro Nucini (quello che poi denuncia riservatamente a Facchetti il caso De Santis-Moggi): «...detto tra noi sono molto preoccupato, sai!? ... l’hai visto ieri no!? Poi alla prima occasione magari a Firenze la settimana prossima vengo, bisogna che ci vediamo...». Mazzini concorda sul rendez-vous, ma Andrea Della Valle insiste sui torti subiti chiedendogli di intervenire: «Soprattutto sto ultimo periodo... st’accanimento contro la Fiorentina non riesco più a capirlo... poi se noi stiamo calmi... ieri sinceramente ci avrà messo del suo la squadra ma non più di tanto. Non si possono vedere queste cose così, cioè questi killer così professionali - continua Della Valle - che non fanno capire niente, poi fanno capire tutto no!? Non si può dare 6 minuti insomma...». Essendo Mazzini fiorentino, per Della Valle è «l’unico che gli può far capire qualcosa eh! Qui non c’è più rispetto per questa squadra... e siccome io mi conosco e... sono anche un po’ abbastanza un po’ un... istintivo...».
Della Valle rompe gli indugi e spiega che ha paura che gli «arbitri killer» lo portino in B. C’è un’indagine in corso a Torino, e Mazzini invita l’interlocutore alla prudenza avvertendolo che «...di queste cose non se ne può parlà per telefono...». L’invito cade nel vuoto. Della Valle parla a ruota libera, non sa che i carabinieri di Roma lo stanno ascoltando: «Voglio capire se... se c’è qualcosa contro sta famiglia e sto progetto che non è nient’altro che farsi i cazzi suoi...». Il vice di Carraro, a quel punto, stringe i tempi. Dice: «Sarebbe opportuno tu venissi prima di domenica veramente...». Mazzini rimarca che non è il caso di perdere tempo: «Sono a Coverciano e stanno arrivando gli arbitri...».
TRATTATIVE DI PACE
Quel 21 aprile, Natale di Roma, per gli inquirenti è un giorno chiave nell’assimilazione della Fiorentina al «sistema moggiano». Un quarto d’ora dopo questa telefonata, l’orecchio elettronico della Procura registra un’altra conversazione tra il dirigente della Fiorentina Sandro Mencucci e Mazzini, che racconta al primo della chiamata di poco prima in cui Andrea Della Valle gli chiedeva «una mano». Mencucci spiega al dirigente della Figc che i due fratelli sono molto delusi per l’arbitraggio dell’ultimo incontro: «...uno l’ha presa male nel senso che s’è incupito, Andrea, l’altro invece, si sente inculato e quindi dice: venite a fare in casa (nostra, ndr) una cosa del genere per dare il punticino al Messina e coso, mi mandate il killer... perché obiettivamente non si può dire che...». Mazzini lo interrompe. Non sembra stupito di come sono andate le cose: «...che cosa ti avevo detto io di Nucini?...», commenta. E il dirigente viola risponde: «Esattamente quello che si è verificato». Insomma, evidentemente già prima dell’incontro c’erano dubbi sull’imparzialità della direzione di gara del fischietto bergamasco. E l’ostilità alla squadra viola, secondo Mazzini, ha un’origine chiara: la decantata «indipendenza» dal sistema del nuovo patron della Fiorentina. «È che proprio non hanno nessuna simpatia per voi - spiega il vicepresidente della Figc - il che è diverso, allora io voglio sapere come comportarmi, te lo dico a te perché tu stai dentro, tu sai tutti i meccanismi, se uno va a far la guerra, non lo so che tipo è, non so come la possa poi fare questa guerra...».
INCONTRI ACCOMODATI
Secondo Mencucci c’era qualcuno che voleva fare la guerra senza chiedere l’aiuto di Moggi. Il dirigente viola racconta di un faccia a faccia tra Mister Tods e il Dg della Fiorentina, Fabrizio Lucchesi: «Il nostro direttore generale - dice Mencucci - stamani ha raccontato al patron cose anche abbastanza gravi di cui il patron ha detto: guardi io di queste cose non voglio nemmeno sentir parlare...». Mazzini chiede lumi, il dirigente della Fiorentina risponde evasivo: «Il fatto è che c’è, a questo punto del campionato, ci sono strane cose e questo e questa cosa... lui, evidentemente lui è nel settore eh insomma...». La frase è criptica ma Mazzini - annotano i carabinieri - capisce al volo che si parla di incontri accomodati. Sconsiglia il metodo, e suggerisce una ricetta alternativa. «Comprare le partite - dice il vice di Carraro - non va mica bene, qualunque cosa si può fare, importante e vera è quella dell’effetto operato, cioè si manda un arbitro che ti dia il 50 per cento, cioè di più non c’è da fare eh...». Mencucci si lamenta ancora di Nucini, sostiene che l’arbitraggio favorevole al Messina è stato persino troppo smaccato, allora Mazzini dopo un po’ taglia corto: «...che cazzo devo fare io, dimmelo!». Secondo Mencucci Della Valle vorrebbe togliersi la «maledizione» arbitrale senza sporcarsi le mani. «...probabilmente quello che voleva dire è che vogliamo rispetto per avere esattamente quello che ci meritiamo in campo ma non essere svantaggiati...». Mazzini spiega che niente è gratis: «...ecco su questo non ci sono dubbi, ma io ti ripeto un’altra volta, ma te cosa hai fatto per fare in modo che questo succeda ? (...) Allora vuol dire che tu hai intenzione di cambiare registro secondo me. Per cui cambiare registro non vuol dire mica andare a comprare le partite... io non ti dirò mai di farlo... non devi mai fare troiai che ti propone il tuo direttore generale, mai! mai!...». Mencucci concorda. Si riparla di Lucchesi quando a maggio Mazzini chiama il ds Claudio Nassi e gli racconta che è stato contattato dai Della Valle per salvare i viola. Nassi è incredulo, e il vice di Carraro gli spiega che il problema sono le richieste del dg Lucchesi: «Questo delinquente di direttore generale ci ha chiesto soldi per salvarsi perché c’è da comprare partite e arbitri, è una vergogna, è un delinquente».
GIOCATORI DI PRESTIGIO
Ma allora come fare a recuperare posizioni? Mazzini fa un esempio di combine pulita, a basso rischio, e riferendosi alla precedente trasferta della Fiorentina, che era stata sconfitta per 2-0 (doppietta di Lucarelli) a Livorno, dice: «Vedi amico mio, occorre avere delle persone in campo di un certo tipo, se nel sottopassaggio... se nel sottopassaggio di Livorno, Lucarelli trova uno di là che gli dice, si fa a pari, ma che cazzo te ne frega a te, non l’hai mica fatto te, non l’ha fatto la società, 5 giocatori decidono di dover fare 1 a 1, mi capisci?. Te non te n’accorgi però tu sei stato bene perché hai preso il punto e ti sei quasi salvato. Questo vuol dire avere uomini di personalità in campo e lì, te non ci fa niente nessuno dell’Ufficio Indagini, né gli allenatori né i presidenti perché te...». La risposta di Mencucci è inquietante, e lascia intuire che i viola avevano tentato di concordare un pareggio proprio nel derby toscano: «...allora perché non ha accettato?... e allora perché se c’è stata questa proposta perché non l’hanno accettata mi domando io?...». Altrettanto inquietante la risposta di Mazzini: «...e dimmelo te. Perché bisogna avere di là uno, cioè della tua squadra, uno come Lucarelli che te non hai...».
DESIGNATORI DA TUTELARE
L’ultimo suggerimento di Mazzini è quello di far rappacificare i viola con Bergamo e Pairetto, un passo decisivo in chiave riavvicinamento tra i Della Valle e la «Cupola», visto che le proteste sulla gestione degli arbitri mettevano a rischio la riconferma del «duo» Pairetto-Bergamo. «...Bisogna che Paolo Bergamo abbia un minimo di attenzione verso il caso Fiorentina, il che vuol dire non fare niente di strano se non quello di essere tutelati per la realtà che è la Fiorentina. Tutto qui. Però come tu li hai infamati a bestia, tu vieni a Coverciano in una stanzina riservata e tu gli dici: Caro Paolo guarda che noi forse abbiamo sbagliato... però siamo la Fiorentina, siamo i Della Valle, siamo persone perbene, da voi noi vorremmo essere tutelati. Quando tu hai fatto questo basta e m’avanza, però se non lo fai ti vanno nel culo. Io non ho da dirti altro...».
L’ACCORDO È FATTO
Il giorno dopo Mencucci, dopo aver parlato con i Della Valle e aver ottenuto l’impegno a deporre le armi verso il sistema, alle 17,28 richiama Mazzini per fare il punto sull’armistizio. I due scelgono un improbabile «codice cifrato», parlando di Diego come «il buco», probabilmente temendo - a ragione - di essere intercettati. «Senti ho parlato - attacca il dirigente viola - con il “buco” e il fratello. Loro mi dicono... “ma noi mica vogliamo fare la... la guerra, adesso”. Ma ho detto, vabbè però le dichiarazioni che lasciamo intendere, anche ieri insomma, sono di tutt’altra natura (il riferimento è ai violenti strali contro l’arbitraggio di Nucini, ndr), per cui gli ho detto signori, qui non si sta a fare la guerra o non guerra... io dico, noi nel caso in cui... rimaniamo comunque su (in seria A, ndr) siamo disposti a fare un patto d’onore che noi assolutamente non incideremo per cambiamenti? (Della Valle, ndr) ha detto: non vedo qual è il problema! Senz’altro sì! Ho detto no... attenzione. Perché questo è un discorso di patti di ferro e quindi... dove io mi espongo in prima persona! Cioè se io porto una notizia di questo genere, per me deve succedere in questo modo in tutti i modi! Se poi invece si va giù (in serie B, ndr), ognuno è libero di fare quel che gli pare perché... a questo punto è libero!». Mencucci per dimostrare che il patto è siglato, ricorda che «...anche le dichiarazioni di ieri sono in linea con questa cosa». Il riferimento è alle affermazioni fatte il pomeriggio precedente da Diego Della Valle all’assemblea di Lega. Molto più concilianti, a rileggere l’Ansa di quel giorno: «D’altra parte, a fine campionato, non siamo in quella posizione perché gli arbitri ci hanno messo lì, ma per una serie di circostanze negative che sono problemi di casa nostra». Mazzini e Mencucci devono solo perfezionare l’accordo con l’incontro tra Della Valle e il designatore Paolo Bergamo, e ipotizzano di cominciare il tutto con una telefonata. Il dirigente viola spiega di aver già preallertato il presidente onorario della Fiorentina: «Ho detto: caro “buco”, ti telefonerà... insomma... ti telefonerà quello con cui siamo rimasti d’accordo...».
ARIA NUOVA IN CASA VIOLA
Fatto il patto per salvare la Fiorentina, bisogna raccoglierne i frutti. Mazzini non perde tempo e consiglia a Mencucci di prendere contatti con Campedelli, presidente del Chievo, squadra che la Fiorentina incontrerà qualche giornata dopo: «Se fossi in te farei anche un incontro co’ l’uomo di Verona, eh!». «Va bene, dai», ribatte il dirigente viola, che però al momento preferisce pensare alla trasferta immediatamente successiva, quella di Bologna. Mazzini chiede chi sia l’arbitro, Mencucci gli dice che è Bertini, e l’alto dirigente della Federcalcio quasi esulta: «Un grande amico!». Il viola non è convinto, ricorda che la Fiorentina con il fischietto di Arezzo ha sempre perso. «Potrebbe essere una ragione per cambiare - commenta sornione il vice di Carraro - questo è un grande, vero, eh!». Il 24 aprile al Dall’Ara finisce 0-0. Sembra solo un brodino, ma quel pareggio permetterà ai viola di avere la meglio negli scontri diretti con i rossoblù, battuti all’andata, e condannerà il Bologna, finito a pari punti con Parma e Fiorentina, allo spareggio con il Parma che spedirà i felsinei in serie B. I Della Valle - secondo i carabinieri - si sono piegati, la Fiorentina rialza la testa. E Mazzini scherza con Mencucci al telefono la mattina del 25 aprile: «...c’è l’ufficio indagine che vi sta cercando, dove siete?... l’ultimo quarto d’ora una vergogna nazionale». I due conversano amabilmente del nuovo atteggiamento degli arbitri nei confronti dei viola: «Il clima mi è sembrato ottimale...», chiosa Mazzini, elogiando Bertini: «L’aretino... l’aretino è stato bravo».
I BUONI PAGATORI
I «nemici» Della Valle si sono ammansiti. Mazzini il 26 aprile ne informa l’amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, in una telefonata intercettata alle 17,25. «Mi han cercato i fratelli Della Valle, perché voglion salvarsi», spiega il vicepresidente federale al dirigente bianconero, che si dice interessato a incontrarli per risolvere alcune comproprietà. «Naturalmente anche loro saranno quelli che poi avuta la grazia, gabbato lo santo», dice Mazzini temendo che i padroni della Fiorentina, ottenuta la permanenza in A, tornino polemici. «Però devo dire - prosegue - che perderli come pagatori in serie A mi dispiace anche. Questi i soldi ce li hanno davvero, per cui se si potesse... te pensaci a come fargliela pesare. Vedrai che chiederanno anche a te di aiutarli». Ancora il vice di Carraro racconta di aver rimproverato al patron della Fiorentina le sue posizioni, ottenendone una resa incondizionata: «Io gli ho detto, amico mio ma il tuo uomo di riferimento che è Giancarlo Abete, ed è un’offesa per me, questo va sempre a dire di cambiar tutto, c’è da mandar via i designatori, fate tutte le dichiarazioni contro... ma la gente come fa a volervi bene!? Allora lo sai cosa m’ha detto? Ma noi non vorremmo mai perdere delle persone con una così grande esperienza e una grande abilità come Paolo Bergamo». I due ridono, Mazzini sintetizza la disperazione dei Della Valle: «Ora sono alla rivoltella, Antonio, si sentono cadere la terra sotto i piedi». Il vicepresidente della Figc alle 19,38 informa del colloquio con Giraudo anche Mencucci. Ma prima gli garantisce che sta tentando di sensibilizzare il sistema calcio alla causa viola, parlando anche con Galliani, in modo da metter via le inimicizie «facendo prevalere l’utilità che questi due finocchi stiano nel calcio», ma «nel giro giusto» e non «tramite Zamparini e tutte queste seghe».
«Antonio Giraudo - conferma poi Mazzini a Mencucci - m’ha detto che lui e Luciano si incontrano con Diego Della Valle giovedì per le comproprietà, ma è una scusa! Parleranno del problema della Fiorentina. Anche a loro ho fatto sapere che pur essendo questo una testa di cazzo però Firenze merita tarà, taratà e taratà... e li ho convinti».
CHI COMANDA DAVVERO
Sabato 30 aprile c’è Fiorentina-Milan. La Juve tifa viola, dice Mazzini, che racconta di «Loggione» (Moggi) che «ha detto viva Fiore». Ma poi il vice di Carraro spiega a Mencucci che bisogna entrare nel novero del gruppo che decide. Perché altrimenti ci si trova in mezzo a uno «scontro tra poteri forti dove gli unici che non hanno nessun potere siete voi». Quattro giorni dopo al Franchi, arbitro De Santis, passa per 2-1 il Milan. E poco prima di mezzogiorno del 2 maggio Diego Della Valle chiama Moggi. Lucianone commenta la sconfitta, attacca De Santis e fa capire lui da che parte sta: «Ma senti un po’ Diego, la squadra ha giocato bene ma l’arbitro vi ha fatto un culo, ragazzi! Noi abbiam fatto casino per voi». E a Mister Tods che appare rassegnato («che vuoi fare lì Luciano? Noi siamo sotto schiaffo, c’è poco da fare»), Moggi replica duro: «Stai addosso anche a quelli che ti dissi l’altro giorno, senza fa grosse cose ufficiali, tanto le abbiamo fatte noi, ci siamo incazzati noi per voi. Ma con quelli lì ti devi incazzare! O per lo meno cerca di fa la faccia buona ma fagli capire che in questa maniera non si fa». Della Valle è sollevato, sente Moggi amichevole e motivato. E a proposito dei torti arbitrali dice a Lucianone: «Noi non abbiam voluto dir nulla perché vogliamo che la squadra, adesso, conti sulle sue forze! Il resto lo... lo facciamo in privato, no?». Moggi concorda: «Pensiamo a salva’ la Fiorentina, dai, dai!».
C’ERAVAMO TANTO ODIATI
Ancora il 2 maggio. Innocenzo Mazzini è al lavoro per far finalmente incontrare Bergamo e Della Valle. Chiama il designatore per aggiornarlo sugli sviluppi. «Mi sono già mosso per quella storia», spiega il dirigente federale. Bergamo capisce al volo. I due stabiliscono a che numero e a che ora Della Valle dovrà chiamare il capo dei fischietti. Poi Mazzini chiama ancora Bergamo per confermare di aver parlato col presidente della Fiorentina e dice di avergli detto: «Guarda Diego, la questione è così delicata, il momento così importante, il tutto sempre sotto occhi di tutti, che non ci si può altro che parlare tra persone vere. E le persone vere sono lui, io e te. Basta». Bergamo è soddisfatto. Mazzini lo avvisa: «Lui alle 9 ti telefona». Della Valle è quasi puntuale. Alle 21,13 il telefono a casa del designatore squilla. Il patron viola prudentemente dice: «Avrei chiamato anche prima...» Poi va dritto al sodo: «Quando tocchiamo dei mondi nuovi ci dobbiamo preoccupare anche perché non conosciamo bene tutto, capito?». Bergamo capisce: «È vero, il nostro è un mondo difficile come tutti i mondi, poi è ancora più avventuroso capirlo fino in fondo anche perché è un mondo molto variopinto molto molto fatto di personaggi un po’ strani...». I due si confortano sul fatto che bisogna fidarsi «tra pochi». Della Valle scopre le carte. E parla dell’incontro concordato con Mazzini. «Io poi ho chiesto appunto quando lei aveva mezz’ora, volevamo prenderci un caffè, parlare anche un po’, mi serve anche per capire no, come vede certe cose, come aspetta lei il futuro del calcio i prossimi anni e poi noi dobbiamo anche in questo senso con mio fratello fare delle riflessioni un po’ di lungo periodo, no?...».
Il messaggio, a detta degli inquirenti, viene recepito. La riservatezza necessaria anche. Nessuno oltre ai due, massimo tre con Mazzini, dovrà presenziare. Una prova per i pm della condotta illecita. Si prendono accordi, «magari, o mercoledì o giovedì sera da qualche parte per stare un po’ insieme...». Partono telefonate incrociate di congratulazioni reciproche. Il vice di Carraro «dimostrando ancora una volta tutta la sua pervicacia criminale», scrivono i pm, immediatamente pensa al luogo assolutamente sicuro ove poter fare l’incontro. Si parla del museo del calcio a Coverciano, di sera tardi: «Io ci ho le chiavi... si va lì e non ci vede nessuno!...». Il resto è cosa nota. L’incontro non avviene al buio ma a pranzo a Villa La Massa a Bagno a Ripoli, comunque lontano da occhi indiscreti. Succedono tante altre cose, belle e brutte per Della Valle. Dopo la vittoria a Verona contro il Chievo per 2 a 1 (arbitro Dondarini), Mazzini dice a Mencucci: «Quando ci si mette le mani noi...». Poi, però arrivano i pareggi con l’Atalanta in casa e a Roma con la Lazio che inguaiano di nuovo i viola. Si sfiora lo psicodramma. Mencucci e Della Valle si sentono presi in giro, traditi. La Cupola si attiva. Bisogna «aggiustare» Lecce-Parma, decisiva per le sorti della Fiorentina. Ci pensa l’arbitro «moggiano» per eccellenza, Massimo De Santis: in Puglia finisce 3-3, Firenze resta in A. Missione compiuta.
Massimo Malpica