Chiamatelo effetto «D»

L o chiamano, con discutibile fantasia, l’effetto «D». «D» sta, naturalmente, per Roberto Donadoni, il ct preso a schiaffi nei mesi successivi all’arrivo sulla panchina dell’Italia al posto del dimissionario Lippi, e adesso protagonista di una prematura causa di santificazione calcistica. Di fatto l’onda lunga del successo di Glasgow, a metà novembre, contagia in modo positivo il campionato e la sua macchinosa ripartenza dopo il fattaccio di Arezzo. Da Udine a Genova, passando per Cagliari, il nucleo forte della Nazionale firma autorevoli conferme. Il momento magico continua. La squadra friulana, vera sorpresa del torneo, in dieci per oltre un’ora, si affida agli artigli di Quagliarella e Di Natale per stritolare il Siena. Christian Panucci passa da un’impresa all’altra: sempre nel finale, proprio come a Hampden Park, segnala la sua presenza galeotta nelle retrovie di un mischione in area di rigore del Genoa, suo vecchio amore dell’infanzia e di testa consente alla Roma di restare sulla scia dell’Inter superstar. Gilardino e Pirlo, due azzurri reduci dalla stessa comitiva, risollevano le sorti del Milan messo sotto addirittura dal Cagliari e parzialmente rianimato dalla presenza di Ronaldo, al debutto stagionale, per una volta tradito dal Pallone d’oro Kakà. Nell’elenco manca l’Inter ma si sta scaldando Materazzi, l’unico italiano di Appiano.
Nella notte, l’artiglio di Iaquinta consente alla Juve di restare seduta sul quarto vagone della classifica, zona Champions, e di togliere ogni pia illusione al Palermo. E fa niente se poi Del Piero trasforma la sfida in una passeggiata con una punizione alla Roberto Carlos: escluso sia da Donadoni che da Ranieri, Alex dimostra di che pasta è fatto un fuoriclasse considerato al tramonto: trasforma ogni spicchio di partita in un piccolo capolavoro. L’onda lunga s’infrange infine sulle sponde del Sudafrica, teatro del sorteggio mondiale datato 2010. È un effetto vistoso: dall’urna escono, destinate al girone dell’Italia, in sequenza Bulgaria, Eire, Georgia, Cipro e Montenegro, una cinquina di modesti rivali, tutti alla portata degli azzurri. Si qualifica la prima, d’accordo, ma si tratta proprio di un’autostrada srotolata verso la grande rivincita da concedere a Francia, Brasile e compagnia. Donadoni li definisce «tignosi», per dovere più che per convinzione. Il ct accarezzi l’effetto «D» e pensi a disputare un convincente europeo: è l’unico mezzo per meritarsi il rinnovo del contratto. E la possibilità di presentarsi in Sudafrica nel 2010.