LO CHIAMAVANO FORMAGGINO

Lo chiamavano formaggino. Ai tempi della Fgci Veltroni aveva questo soprannome caseario: lo ha rivelato ieri Giuliano Ferrara. Evidentemente fin da giovane Walter si presentava molle come un gorgonzola col mascarpone. Però bisogna fare attenzione, perché il gorgonzola puzza. A volte diventa più indigesto di un piatto di pietre. E anche Di Pietro.
«Che cosa nasconde Walter?», ci chiedevamo ieri. E vi parlavamo dell’attacco lanciato dall’alleato Tonino contro le Tv Mediaset e dei programmi del leader del Pd, fintamente nuovi e in realtà copiati da Prodi. Tutto confermato, anzi di più. Cronaca di oggi: l’alleato Tonino non ritratta, il Pd non smentisce, torna a farsi vivo Gentiloni. E Romano, dopo aver rivendicato con orgoglio i disastrosi risultati del suo governo, li carica sul pullman di Veltroni. Eredità sgradita? Forse un po’. Ma intanto il Professore partecipa al primo vertice per il programma, organizzato da Walter nel suo loft. Che evidentemente non fa più rima con soft.
In queste ore, in effetti, la campagna elettorale subisce uno scossone. Il leader Pd ha gettato la maschera, anzi no: l’ha solo spostata un po’. E sotto i tratti malleabili del piacione, dietro il sorriso morbido dell’aspirante africano, è apparso il vero volto della sinistra, i suoi denti aguzzi e anche un po’ aguzzini. Meglio così, viene da dire. Almeno si esce una volta per tutte da quel bagno di marmellata bipartisan che impediva di vedere gli squali che nuotano sul fondo.
Perché diciamoci la verità: bisogna evitare di alzare troppo i toni, ma anche di alzare troppa polvere. Il buonismo di Veltroni in realtà è un’illusione, un gioco di prestigio, un simsalabim che nasce da un freddo e cinico ragionamento di convenienza: il leader del Pd non punta sull’antiberlusconismo perché sa che ormai l’antiberlusconismo non paga. Per vincere le elezioni ci vogliono i voti, non bastano più i veti.
Ed ecco allora che rispunta formaggino. Molle molle, dolce dolce. Ma solo per finta. Perché di fronte alle minacce di Di Pietro, Veltroni che fa? Mica lo smentisce. Macché. Solo mezze parole, sussurri, dribbling che in confronto Cassano è un palo della luce. E poi, in conclusione, la sentenza: tutti dovranno attenersi ai programmi. Oh bella, questa mi pare di averla già sentita: non era ciò che diceva Prodi quando presentò le sue 281 pagine? Adesso le pagine sono state ridotte a 40: ma cos’è cambiato? A noi sembra tutto uguale: il Professore, gli alleati riottosi e i volti per niente gentili, anzi peggio: Gentiloni. L’unica cosa diversa è questa maschera finto nuova e pseudo buona, che rende il tutto ancor più preoccupante. Flaiano diceva: attenti, tutti quelli che vogliono fregarvi si mostrano timorati di Dio. E Pareto: quando ci si dichiara solidali con l’avversario, in genere, è per prendergli qualcosa. Bisogna tenerlo presente: perché Veltroni sarà un formaggino, ma noi non siamo mica salami.