Chiambretti Night: debutto boom di Pierino

Tra l’arrivo di Obama e il "pacco" di Beckham. Su Italia Uno lo show del
rilancio: "Sono quello di sempre". Battute, smorfie, occhiate: il mattatore improvvisa e convince per tutta la serata. Diverte l’intervista a Rino Gattuso

Milano - Mica si presenta subito, figurarsi. Piero Chiambretti arriva dopo, dategli il tempo di farsi attendere, è lui il mattatore. Perciò lascia il compito a Jonathan Kashanian (sapete, il vincitore del Grande Fratello numero 5) che, tutto vestito di bianco, si siede al pianoforte e inizia a battere i tasti mentre sullo schermo gigante corrono il volto di Obama, i suoi sorrisi, i gesti rassicuranti che accarezzano l’aria. È il giorno del new president, laggiù a Washington. Ma qui siamo in Italia, Milano via Belli per l’esattezza, e perciò, mentre la bocca di Obama si apre, la voce fuori campo parla di vallette e dell’ordinario cafonal della nostra attualità. Poi uno sparo, Jonathan si accascia e arriva Pierino, abito blu di seta e scarpe da sera rosse. Benvenuti, signori e signore, ieri sera a mezzanotte è iniziato Chiambretti night su Italia Uno e l’atmosfera, come dice anche chi è seduto in platea, è divertente, serena, c’è quell’euforia che sempre avvolge i debutti e accompagna le sfide. E per Piero Chiambretti questa lo è: «Sappiate che io sono quello di sempre», dice quasi subito ed è vero. A cambiare è stato il programma - non più Markette - la rete - non più La7 - e anche l’atmosfera che è forse meno caciarona, meno grandguignol e un poco più, ma appena appena, riflessiva.

Certo, Chiambretti è inarrestabile e volete sapere? Non c’è un copione rigido, lui mitraglia a braccio nel senso che improvvisa battute, espressioni, gesti in un caotico, riconoscibilissimo ma inimitabile tourbillon di accenni e chiose all’attualità. Esempio: «Ci guarda anche Berlusconi, che ha detto “cribbio, non mi piace quello sparo di prima: i comunisti ok, ma i terroristi proprio no”». Insomma, in questo campo Chiambretti è pressoché irresistibile perché imprevedibile, nessuno sa che cosa dirà e forse nemmeno lui, che segue l’istinto e vada dove vada. Perciò sta sopra a quasi tutti, colleghi ed imitatori, e per vederlo piccolino com’è bisogna aspettare che arrivi Danah Matthews, la sua vamp in un bikini di strass e copricapo di piume proprio come al Moulin Rouge da dove arriva: è almeno venti centimetri più alta di lui, la bellezza cristallina, il passo regale. Ruberebbe tutti gli sguardi non fosse che poi arriva Gattuso, proprio lui Rino, che si siede ed inizia a farsi intervistare su tutto e di più tra il serio (un po’) e il faceto («Il pisello di Beckham? Ma che, io guardo il pisello degli altri?») in uno scambio di battute che rapidamente è diventato il pilastro della serata. Certo, poi ci sono stati gli sketch come quello che ha fatto il verso al gioco di Raiuno Affari tuoi, con due pacchi in primo piano con la faccia di Gattuso e di Beckham in primo piano e le allusioni al «pacco» del calciatore. Che volete: è Chiambretti, nessuno potrebbe permettersi una gag così senza inciampare nella volgarità. E sarà per questo che pure l’arrivo di Diego Abatantuono (ospite fisso del giovedì ma stavolta in studio in quanto milanista) o l’apparizione, meglio la riesumazione dei Krisma (ricordate il duo post electro punk di anni ’70 e ’80? Ecco) corrono via sui binari del chiambrettismo più effervescente, quello che ha scavato nella televisione italiana una nicchia così grande che ormai non conta neanche più lo share tv: Chiambretti c’è, anche quando cade di tono (ieri sera no) o si annacqua alla ricerca della battuta impossibile. Ieri sera, ad esempio, è bastato il cabarettistico Cesare Culaccia, il «santone delle relazioni esterne incaricato di portare ospiti improbabili, a dare un colore inimitabile a questo Chiambretti night, lo show notturno che prova a tirar fuori la polvere di retorica, volgarità e cinismo che ormai sbattiamo sempre più spesso sotto il tappeto dell’attualità. Eccola qui, guardatela. Sigla finale (e siamo oltre l’una, buonanotte).