Chiamparino: assumiamo i lavavetri Cdl e imprese: schiaffo ai disoccupati

Il sindaco di Torino vuol dare lavoro ai clandestini appostati ai semafori Ma ora è già in imbarazzo

da Milano

L’impressione è che da un granello di sabbia sia partita una tempesta e che ora il sindaco di Torino si trovi a difendere una proposta in cui neppure lui crede per davvero. Ricapitoliamo: l’altro giorno sulla Stampa Marco Boglione, il patron di Robe di Kappa, marchio torinese di abbigliamento sportivo, lancia la provocazione: «Quanti saranno i lavavetri in città? Sessanta? Settanta? Allora potremmo assumerli! Tanto è gente abituata ad alzarsi presto e a lavorare duro». Ora, finché era un imprenditore a dirlo poteva sembrare una boutade, ma quando ieri Sergio Chiamparino ha avallato la «soluzione» del problema lavavetri il caso è diventato politico. «Ma sa che è una buona idea», confidava il sindaco di Torino al cronista del quotidiano torinese.
Avrebbe anche un’idea su come farlo, il primo cittadino diessino: realizzare un bando di concorso mirato, attraverso la mediazione dell’Unione industriale, per assumere cento lavavetri come interinali. Un’idea lanciata lì così. Ma l’effetto è stato dirompente, tanto che lo staff del sindaco ieri cercava di smorzare la cosa, riducendo il tutto a una battuta rubata e trasformata poi dalla stampa in una proposta politica da contrapporre a quella «legalista» del sindaco di Firenze. «Il sindaco si rende perfettamente conto della difficoltà di metterla in pratica, non smentisce quanto ha detto ma non vuole tornare più sull’argomento» chiarivano gli uomini vicini al «Chiampa». Nessuna intervista al Tg1, né al Tg5, dunque, entrambe rifiutate dal sindaco per non agitare ulteriormente le acque.
E l’Unione industriale, tirata in ballo dal diessino? Pronta a prendere le distanze dal progetto chiampariniano: «Dietro ai lavavetri ci sono racket malavitosi - precisa Alberto Tazzetti, presidente Ui Torino -. È indispensabile intervenire, prima, per ripristinare la legalità e affrontare poi il problema occupazionale, in termini paritetici con tutti i disoccupati italiani». In altre parole, Chiamparino pensi ai giovani torinesi senza posto di lavoro e alla legalità, prima di uscirsene con idee fantasiose.
Ma la macchina ormai era in moto, con conseguenti plausi della sinistra e stoccate dal centrodestra. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rifondazione) che loda il sindaco («bravo Chiamparino, finalmente dopo le ordinanze propagandiste torna un po’ di buon senso. Integrare e non emarginare deve essere la strada maestra su cui muoversi nelle città»), a cui risponde la Lega Nord che spara a zero: «Trovata sconcertante - commenta l’eurodeputato Mario Borghezio -. Un bel posto di lavoro per tutti i vu’ lavà, evidentemente come premio ai responsabili di questi comportamenti incivili! Ai disoccupati torinesi, ivi compresi quelli espulsi a migliaia dalla Fiat, non resterà che assistere a questa ennesima discriminazione razzista». E Forza Italia con il coordinatore piemontese Guido Crosetto che aggiunge: «È un’assurdità, se servono persone assumano quelle di cui hanno bisogno. Altrimenti domani mattina ne troviamo 10mila di lavavetri a Torino, diventa più comodo dell’ufficio di collocamento. Vorrà dire che consiglierò a tutti quelli che cercano lavoro di venire sotto un semaforo qui».
E mentre a Firenze finiva in un flop il sit-in della sinistra radicale contro l’ordinanza «anti-lavavetri», sul forum della Stampa i lettori si scatenavano. «È una proposta vergognosa, un vero insulto per chi cerca lavoro e magari ha fatto un sacco di sacrifici per portarsi a casa un diploma o una laurea». «Se per avere un lavoro i nostri giovani devono andare agli incroci con secchio e spugna, siamo finiti proprio in basso». «Schersuma nen», non scherziamo scrive un altro in dialetto. Un suggerimento al sindaco? Arriva da un lettore: «Un Centro formazione lavavetri (Cfl), utile per l’acquisizione di titoli nelle liste di assunzione del Comune di Torino, con tirocinio di almeno 30 giorni presso i più rinomati semafori della città».