Chiamparino si dimette da ministro ombra. Poi fa dietrofront

Il sindaco di Torino si è dimesso da ministro ombra degli Affari regionali del Pd perché "il governo
ombra è un altro degli organismi che deve essere rivisto e ridefinito". Poi, a sera, arriva il dietrofront

Roma - Nuovo siluro per Walter Veltroni. Sergio Chiamparino si è dimesso da ministro ombra degli Affari regionali del Pd perché "il governo ombra è un altro degli organismi che deve essere rivisto e ridefinito". È stato lo stesso sindaco di Torino a comunicarlo al termine del suo intervento alla direzione del Pd. Ma, a sera, il primo cittadino torinese ci ripensa. "Sergio Chiamparino rimarrà a far parte del governo ombra come ministro degli Affari regionali" lo ha detto Walter Veltroni concludendo la direzione del Pd. "Ho chiesto a Sergio di soprassedere rispetto alla sua decisione e ha accettato. Sta facendo un grande lavoro e deve continuare a farlo nel passaggio più importante del federalismo".

Segnale di svolta Chiamparino ha sostenuto che in questa fase serve dare "un segnale forte di svolta" per "invertire la tendenza altrimenti si corre il serio rischio che fatte le elezioni ognuno vada per conto suo, insomma che salti l’idea costitutiva del Pd. Da qui alle elezioni - ha proseguito - bisogna trovare un modo per dare un segnale forte per dire che si va oltre l’assetto correntizio che è all’origine di molti dei problemi del Pd".

Niente partito del Nord L’esponente del partito Democratico ha detto di non aver mai proposto di fare un "partito scissionista del Nord anche perché tra me e Borghezio sceglierebbero Borghezio. Ci sarà un coordinamento del Nord, bene, lo metteremo alla prova. Vedremo se servirà per esprimere autonomia e allora sarà un bene o se sarà un altro luogo per esprimere direttive dall’alto e così invece non va bene".