Chiamparino: "Superiorità morale? Mai esistita"

L'ex sindaco di Torino parla dello scandalo tangenti che investito e travolto i democratici: "Beh, sì, la storia delle mele marce da eliminare dal cesto non reggeva neppure ai tempi del Pci. Quella diversità antropologica, genetica, non c’è mai stata"

Pronto Sergio Chiamparino? Qui il motore della macchina del fango anti Pd...
«Lei avrebbe ragione a ironizzare se Bersani non avesse ammesso che una questione morale c’è. Ma lo ha fatto, e solo dopo ha reagito a un attacco sferrato da alcuni quotidiani, fra i quali il suo... Quando i pirati vanno alla carica, bisogna togliere le passerelle di accesso alla nave».

La vera carica qui è quella dei 101 indagati del Pd... Non sarebbe ora di finirla con la superiorità morale della sinistra?
«Beh, sì, la storia delle mele marce da eliminare dal cesto non reggeva neppure ai tempi del Pci».

Ripeta che registro.
«Quella diversità antropologica, genetica, non c’è mai stata».
Scrive Famiglia Cristiana: «Ai vertici del Pd, dove gli ex Pci sono maggioranza, la mazzetta per finanziare il partito sembra ancora consuetudine, senza diversità».
«Però vale la presunzione d’innocenza: come l’essere eredi del Pci non salva dall’incorrere in reati, non può neppure essere una condanna preventiva».

Siamo ancora fermi a Tangentopoli?
«Purtroppo sì, vedo molti parallelismi. La politica è ancora troppo pervasiva, gestisce troppi ambiti della vita delle persone...»

Che tradotto in termini pratici?
«Bisogna liberalizzare, privatizzare. Gli enti locali devono ridurre le loro quote di partecipazione nelle società pubbliche, in alcuni casi rinunciare. Perché quello è uno degli ambiti su cui si può allignare la questione morale».

L’occasione fa l’uomo ladro.
«Non è un teorema, io sono stato sindaco di Torino per 10 anni e non ho avuto guai... Ma prenda il caso Sesto».

Eh, per dirne uno.
«Lì è accaduto esattamente ciò che accadde con Tangentopoli: il mondo dell’economia, che si era creato certe aspettative, vedendole frustrate ha cercato altre strade per ottenere ciò che vuole. Non a caso fatti di 12 anni fa emergono soltanto oggi».

Ora tutti chiedono a Penati di autosospendersi dal Pd. Non è una richiesta ipocrita?
«In effetti non vedo che cosa l’autosospensione aggiungerebbe... Penati aveva il dovere di dimettersi dagli incarichi istituzionali, per rispetto dell’opinione pubblica e dei magistrati che indagano, e lo ha fatto».

Gli altri 100 indagati dovrebbero fare lo stesso?
«Vale per tutti. Io non sono per gli automatismi, perché bisogna sempre valutare il reato e il momento. Ma in questo momento in cui la classe politica non gode certo di grande appeal con l’opinione pubblica non bisogna tentennare e fare un passo a lato».

Passo a lato anche per il senatore Alberto Tedesco?
«Il Pd glielo ha chiesto più volte».

Però l’ha salvato in Parlamento...
«Lì ci sono stati comportamenti poco trasparenti, difficile capire da parte di chi».

C’è un problema di selezione della classe dirigente?
«Lei dalla voce è giovane e certo non ricorda l’intervista a Berlinguer nell’81...».

La sappiamo tutti a memoria ormai, da tante volte la citate...
«Ma vede, quell’analisi è ancora attuale. Il problema sono sempre i partiti ridotti a correnti, a gruppi».

E che si fa?
«Nel ’92 i referendum di Segni sull’abolizione delle preferenze sembrarono il solo modo per selezionare la classe dirigente».

Oggi si pensa di reintrodurle: andate a tentoni...
«Sembra paradossale, ma forse restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti servirà a responsabilizzare i politici... Ogni Paese ha la classe dirigente che si merita, diceva Gramsci».

Andiamo bene...
«Vede, in pochi ricordano, o forse rimuovono, che dopo Tangentopoli Berlusconi vinse le elezioni cavalcando il moto di rivolta, facendo sognare gli italiani».

E adesso?
«Adesso non si vede più neppure un Berlusconi all’orizzonte. Il rischio è che si passi dal populismo privatistico di Berlusconi al populismo neo-statalistico targato Vendola-Di Pietro».

Tiè, frecciata agli alleati!
«Nel ’92 la politica era impreparata alla caduta del Muro di Berlino. Oggi lo è di fronte alla caduta del Muro di Pechino».

Cioè?
«Al Pd serve un progetto di profilo riformistico che punti a usare il mercato il più possibile, riducendo la pervasività della politica e dando risposte adeguate alla globalizzazione».

E il Chiampa che farà da grande?
«Se viene l’addetto al censimento io rispondo: pensionato».

C’è troppo da fare per starsene in pensione.
«Se Bersani mi chiama sono qui, ma solo per una battaglia riformista e non neo-statalista».