Chiara, dieci colpi feroci alla testa

Il fendente letale alla nuca, mentre la ragazza era bocconi. Ferite compatibili con una chiave &quot;a pappagallo&quot;.<strong><a href="/a.pic1?ID=202444" target="_blank"> Oggi gli incarichi per gli esami dei Ris e sul pc di Alberto</a></strong>

Garlasco (Pavia) - Forse è una chiave «a pappagallo» l’arma che ha massacrato Chiara Poggi, la ventiseienne sorpresa nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto. Usata con ferocia per colpire almeno una decina di volte. Con un ultimo fendente, devastante, vibrato mentre la giovane giaceva bocconi a terra. È, per il momento, l’unica ipotesi plausibile per spiegare le ferite riscontrate: molte di «taglio» più una di «punta» che ha causato un buco molto netto sul cranio.

Non si escludono tuttavia altre possibilità e per questo oggi, al più tardi domani, i genitori di Chiara rientreranno nella villetta di via Pascoli 8 insieme ai carabinieri per verificare se manchi qualcosa. Del resto i sopralluoghi in casa Poggi sono quasi quotidiani. Anche ieri i militari del Ris insieme al comandante del reparto operativo di Pavia, Giancarlo Sangiuliano, e dal capitano della compagnia di Vigevano, Gennaro Cassese, hanno ispezionato la villetta per quattro ore dalle 10 alle 14. Giuseppe e Rita Poggi, 56 e 53 anni, erano invece entrati in casa nelle ore successive al delitto ma solo per controllare se dall’abitazione fosse stato sottratto qualche oggetto di valore. In quell’occasione i due coniugi vennero fatti salire direttamente al piano superiore, dove accertarono come dalla loro camera da letto non era stati prelevati ori e gioielli. Consentendo di escludere l’ipotesi del furto degenerato in rapina e quindi in omicidio. Il sopralluogo tuttavia fu molto breve, anche per risparmiare ai famigliari la scena del delitto.

Ora però si tratta di verificare se dalla villetta manchi anche qualche «corpo contundente». I carabinieri infatti non hanno finora trovato nell’abitazione oggetti insanguinati o comunque compatibili con le ferite. Per cui se l’assassino ha afferrato la prima «cosa» capitatagli sotto mano, poi deve averla per forza portata via. Dunque fu omicidio volontario. Per il momento, ma si tratta solo di una vaga indicazione fornita dal fratello di Chiara, Marco di 19 anni, potrebbe mancare un calzare in metallo. Massiccio fin che si vuole, ma difficilmente compatibile con le ferite della giovane.

Diverso invece il caso in cui l’assassino si sia portato l’arma, l’ipotesi finora maggiormente accredita. Non a caso il pm di Vigevano Rosa Muscio nell’avviso di garanzia fatto pervenire il 20 agosto ad Alberto Stasi, ventiquattrenne fidanzato di Chiara e unico indagato, ha prospettato l’omicidio premeditato. In ogni caso il killer ha usato un oggetto in grado di causare sia una ferita perforante, sia tagli longitudinali. E non sono poi molti. Tra questi appunto la chiave «a pappagallo» composta da una lunga asta metallica, che avrebbe determinato le ferite longitudinali, e appunto dal «becco» acuminato, che sarebbe penetrato nel cranio della vittima. Calata più volte, almeno dieci, con ferocia, sulla fronte, poi altri su varie parti del cranio, in un crescendo d’orrore, mentre la vittima cercava di fuggire. Fino a quando è caduta bocconi. A quel punto l’assassino le ha vibrato un fendente alla nuca che le ha causato l’ultima, devastante ferita.

Ma come è penetrato nella villetta l’assassino? Anche in questo caso si procede per ipotesi. La più consistente è che abbia banalmente suonato e si sia fatto aprire. Allora deve trattarsi di una persona che lei ben conosceva altrimenti, essendo molto riservata, non avrebbe aperto perché in pigiama. Una cerchia molto ristretta. La porta d’ingresso ha anche la maniglia esterna, pertanto se non è chiusa a chiave, si apre semplicemente spingendo. Gli investigatori hanno tuttavia accertato che la chiave era nella toppa e all’interno. Dunque durante la notte la porta era chiusa a chiave.

Ma Chiara, dopo essersi svegliata, potrebbe essere uscita in giardino, magari per dare da mangiare ai gatti del vicolo. Rientrando non avrebbe chiuso a chiave, lasciando via libera al suo assassino, entrato di soppiatto, di cui si sarebbe accorta troppo tardi. Gli sarebbe andata incontro e, al suo tentativo di cacciarlo da casa, sarebbe stata subito ferita, appunto alla fronte. Poi la terribile gragnuola di colpi, culminata con quello devastante alla nuca.