Chiara e la leggenda Lungarotti

Bruno Petronilli

In Italia le aziende che producono vini d'eccellenza da oltre quaranta anni non sono poi così numerose e tra queste c'è la cantina umbra per eccellenza. La Lungarotti di Torgiano è stata fondata all'inizio degli anni '60 da Giorgio, un personaggio che nel mondo del vino è entrato come un pioniere e tale è rimasto fino alla sua scomparsa qualche anno fa. La sua filosofia produttiva ha rappresentato una svolta storica, ha saputo coniugare qualità, modernità e tradizione e ha anticipato tempi e mode senza l'arroganza del primo della classe. A ricevere tanta (e pesante) eredità le due sorelle che oggi sono al vertice dell'azienda, Chiara Lungarotti e Teresa Severini. In particolare siamo grati a Chiara di averci richiamato all'ordine della nostra memoria storica con una degustazione dei vini dell'azienda. La vitalità di Chiara Lungarotti è proverbiale e non potevamo sottrarci, prima della degustazione, al tour guidato dei gioielli di casa: innanzitutto il Museo del Vino e quello più recente dell'Olivo e dell'Olio, poi visita alle cantine e ai vigneti che condividono la stessa filosofia di innovazione e cultura della tradizione. All'ora di pranzo tappa obbligata al Relais Le Tre Vaselle, altro fiore all'occhiello della Lungarotti, dove tra ottimi piatti ben presentati iniziamo gli assaggi dei vini. La degustazione prosegue nella sede storica dell'azienda agraria, nella quale Chiara ci presenta l'attuale panorama della sua produzione. La lunga lista delle etichette può a prima vista apparire eccessiva, ma lei ci spiega subito che ogni tipologia di vino corrisponde a un preciso intento, quello di soddisfare ogni segmento di un mercato in cui la sua azienda si vuole porre con la medesima mentalità: vini legati alla terra e alle sue tradizioni, vini piacevoli e bevibili, senza dimenticare la complessità e l'eleganza nella fascia delle etichette di punta dell'azienda. Ricordiamo con piacere la freschezza e la delicata semplicità del Torre di Giano 2005 (Trebbiano 70% e Grechetto 30%) la cui linearità gustativa ritroviamo nel Rubesco 2003 (Sangiovese 70% e Canajolo 30%). Alla fine della degustazione menzione d'onore per il Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2001 e per l'ultima novità della casa, il Sagrantino di Montefalco 2003: due eccellenti vini, intensi ed equilibrati, piacevoli e profondi come il sorriso con cui Chiara Lungarotti decide di chiudere il nostro incontro. A quando il prossimo?