Chiara, nel computer di Alberto è scritta la verità del giallo

Il giovane sostiene che all'ora del delitto stava lavorando sul suo pc di casa: i tecnici stanno verificando se ha detto la verità. Intanto proseguono gli interrogatori di amici e conoscenti della ragazza. E domani arrivano i primi risultati dei Ris. Sulla porta dell’abitazione trovata l’impronta di una mano: forse l’ha lasciata l’assassino

Garlasco (Pavia) - Sbuffa il procuratore capo di Vigevano Alfonso Lauro all’ennesima anticipazione che vorrebbe Alberto Stasi privo di un alibi per le ore della morte della fidanzata Chiara Poggi perché, nelle ore del delitto, «non» avrebbe lavorato al suo pc. «Impossibile dire qualsiasi cosa sul computer per il semplice fatto che non è stato ancora toccato da nessuno». Si chiude così tra «sussurri e grida» la seconda settimana dall’inizio del giallo di Garlasco. Sempre in attesa di una svolta che potrebbe forse arrivare domani quando i carabinieri del Ris consegneranno i risultati delle loro analisi scientifiche sul materiale sequestrato sulla scena del delitto e a casa dell’indagato.
Un caso che, giorno dopo giorno, diventa sempre più complesso come ha ammesso due giorni fa, con grande onestà intellettuale, lo stesso procuratore Lauro: «Era inutile - ha ribadito anche ieri il magistrato - io dicessi che eravamo vicini a una svolta, che presto prenderemo l’assassino e cose del genere. Certo, noi siamo “ottimisti” sempre, per dovere d’ufficio, guai se ci arrendessimo alle prime difficoltà, grandi o piccole. Ma questo caso è davvero molto complesso».

Chiara Poggi, 26 anni, è stata infatti uccisa lunedì 13, con quattro colpi di un pesante corpo contundente, non ancora trovato, alla testa. Il corpo è stato poi scoperto dal fidanzato Alberto che, non sentendola per tutta la mattinata, era andato a cercarla nella sua villetta di via Pascoli 8. L’esame autoptico ha poi stabilito che la giovane era morta tra le 9 e le 11 del mattino. «In quel momento ero al computer a lavorare alla tesi» ha spiegato Alberto. E per provarlo aveva consegnato subito la sua macchina. A tal proposito il legale di Alberto, Giovanni Lucido, fa una piccola precisazione: «Lo so che può sembrare strano che i due giovani non abbiamo approfittato delle case libere (entrambi i familiari erano fuori per le vacanze) per dormire insieme. Ma Alberto è un ragazzo molto serio e posato e aveva una scadenza pressante: venerdì 17 agosto, quando avrebbe dovuto presentare la tesi al suo professore».

Ma nelle scorse ore si è sparsa la notizia che, da un primo esame, il computer avrebbe smentito questa versione. Panico nella famiglia Stasi, concitate telefonate con l’avvocato difensore che è corso immediatamente dal suo assistito. Fino a quando in serata arriva la secca smentita del procuratore: «Nessuno ha ancora esaminato il computer». Anche perché se fosse stato aperto, cesserebbe di esistere immediatamente come prova processuale.
A parte le «voci», sempre presenti in casi come questi, la giornata di ieri è proseguita senza particolari sussulti, tra i soliti interrogatori di routine. In particolare sono stati sentiti gli ex fidanzati di Stefania e Paola, le due gemelle Cappa balzate agli onori della cronaca per il fotomontaggio realizzato con un’immagine loro e una di Chiara. Non emergono particolari dettagli sulle loro deposizioni, ma sembra abbiano nulla di veramente rilevante ai fini dell’inchiesta.

Qualcosa di rilevante è invece atteso per domani mattina, quando gli specialisti del Ris si presenteranno in procura a Vigevano con i risultati delle loro analisi. Analisi effettuate su una mole enorme di reperti: gli scarichi dei bagni di casa Poggi e Stasi, tutto il materiale organico recuperato sul corpo della vittima, ogni possibile «corpo contundente» sequestrato lunedì 20 a casa di Alberto, insieme a tre veicoli e due biciclette che potrebbero essere stata usate nel percorso tra casa Stasi e casa Poggi. Ma soprattutto decine e decine di impronte digitali rilevate nella casa del delitto, in particolare una «manata» rimasta impressa sulla porta d’ingresso, quasi che l’assassino avesse voluto chiuderla con forza per impedire alla vittima di fuggire durante l’aggressione. Tutti i rilievi dattiloscopici sono stati poi comparati con le impronte digitali rilevate a ogni persona coinvolta nella vicenda: l’intera famiglia Poggi, la famiglia Cappa più ovviamente Alberto. Ai quali è stato effettuato anche un prelievo di saliva per la comparazione del Dna. Domani, forse la tanto attesa svolta.