Chiara, a sei anni mangia per la prima volta

L’altro volto del mondo ospedaliero: medici che non pensano al conto in banca, ma alla salute dei pazienti. E fanno miracoli pur di salvarli

da Pavia

Da quando è nata l’hanno nutrita solo ed esclusivamente con un sondino. Il gusto per la piccola Chiara era una sensazione proibita. Una gravissima malformazione all’intestino le aveva impedito di mangiare qualsiasi cosa. Fino a ieri, quando ha sgranato gli occhi e spalancato la bocca per il suo primo morso ad un gelato. Era entusiasta Chiara, sorpresa e un po’ agitata, con mamma e papà lì con lei, mentre guardavano quella figlioletta di sei anni mangiare da sola per la prima volta.
Un miracolo della scienza realizzato dall’équipe chirurgica del Policlinico San Matteo di Pavia, che con un intervento di otto ore è riuscita a restituire una vita finalmente normale alla bimba affetta da una rara malattia genetica che le ostruiva l’intestino.
«Pseudo ostruzione cronica intestinale con megavescica microcolon ipoperistalsi», è questo il difficile nome della sindrome che ha costretto la bambina piemontese a nutrirsi attraverso un tubicino in vena. Il tubicino convogliava il cibo nel sangue invece di farlo passare da stomaco e intestino.
Una storia di sanità positiva, lontanissima rispetto ai casi tristissimi e crudeli della Santa Rita di Milano. Il professor Giuseppe Martucciello, già relatore su Nature, direttore della struttura complessa della divisione di chirurgia pediatrica del San Matteo di Pavia ha realizzato infatti un intervento assolutamente pioneristico, frutto, come spiega lo stesso medico: «Di ore e ore di studio al microscopio, di collaborazione con l'anatomia patologica e la Rianimazione del San Matteo oltre che con l'ospedale di Alessandria che ha permesso alla bimba di effettuare analisi a due passi da casa e, soprattutto, voglia di fare bene».
Già, perché il professore ha dovuto anche riparare i danni che altri medici, nelle 5 operazioni precedenti, avevano aggiunto alla sindrome. Durante l’operazione più di tre ore sono servite per sciogliere le aderenze create dalle scorse operazioni. Tanto che ora Martucciello dice: «Quando non si sa fare è meglio lasciar stare».
Intanto ieri quando si è sparsa l'informazione di questa operazione che ha del prodigioso, visto che generalmente i bimbi così malati muoiono entro i primi mesi di vita, il professore è stato raggiunto da una telefonata: quella di un padre che ha raccontato di avere la sua bimba nelle stesse condizioni di Chiara. Anche per lei, dunque, si apre la speranza di una vita perfettamente normale. Chiara infatti adesso si nutre come qualsiasi altra persona. Di problemi non ne ha più. Certo, ci sono cibi che dovrà privilegiare perché favoriscono il movimento intestinale ma come moltissime altre persone. L'operazione è avvenuta un anno fa: 48 ore fa è stato tolto l'ultimo catetere. Chiara ora sarà a gustarsi finalmente una pizza.