In chiatta da Canonica a Vaprio

Igor Principe

L'idea è suggestiva: partire da quello che negli anni Cinquanta del secolo scorso era il terzo porto d'Italia, dopo Trieste e Genova, per arrivare ad un altro porto, tra i più rappresentati nella storia dell'arte. Il fascino aumenta quando si scopre di navigare lungo il naviglio Martesana da Milano a Vaprio d'Adda. Del sorprendente primato meneghino e della peculiarità vapriese va dato totale merito ai navigli, straordinaria opera di ingegneria idraulica che anche oggi, pur meno navigabile di un tempo, continua a offrire spunti inaspettati di turismo culturale.
A suggerire il viaggio è Empio Malara, autore di un libro da poco edito presso Skira: «Leonardo, Vanvitelli e Bellotto a Vaprio d'Adda» (32 euro). Dal sottotitolo «Disegni e vedute del porto de “la Canonica”» si intende abbastanza, ma non tutto. La storia che Malara racconta affidandosi alle opere di tre giganti dell'arte è quella di un porto fluviale ormai scomparso, ma un tempo nodo nevralgico nel sistema lombardo di trasporti di merci e persone. A Canonica - oggi Canonica d'Adda - si prendeva infatti l'allora notissima «chiatta» per traghettare a Vaprio, sulla sponda opposta. Passaggio tutt'altro che facile: in quel punto il fiume Brembo si tuffa nell'Adda, creando un gioco di correnti dure a gestirsi. Ad assicurare il tragitto della chiatta provvedeva una fune, tesa tra una sponda e l'altra, alla quale il mezzo veniva agganciato e fatto scorrere tagliando in perpendicolare la corrente del fiume. Preziosa e splendida testimonianza è un disegno che Leonardo realizzò tra il 1509 e il 1511 osservando la chiatta dalle finestre della villa Melzi d'Eril, che si affaccia su quel segmento di fiume, e che spicca tra gli altri documenti grafici che il da Vinci lasciò come segno del suo passaggio da quelle parti.
Ad essi seguono le vedute di Gaspare Vanvitelli, che in uno sguardo d'insieme racconta, cogliendone tutta la poesia, uno spaccato di vita di Vaprio e dei suoi corsi d'acqua.