A Chiavari il football che conta è americano

Storie. Come quella di Alessandro Biasotti, un ragazzone di trentanove anni che può dire di aver giocato in «Champions League» con il Bolzano. O di Danilo Rossi, pluriscudettato con una compagine bergamasca. Che nulla ha a che vedere, naturalmente, con l'Atalanta. Perché trattasi sì di racconti di football, ma americano. Tutte storie vere. Come quella di un sodalizio nato solo tre anni or sono e che già ha al suo attivo una semifinale e una finale di serie B a 9 giocatori persa contro gli acerrimi rivali di Sarzana. «Un'impresa incredibile se si pensa all'anno di fondazione, il 2005», dice lo stesso Biasotti, oggi direttore tecnico, responsabile del settore giovanile e quaterback dei Predatori Golfo del Tigullio, il team chiavarese artefice di questo piccolo miracolo sportivo. Che sabato, contro i Bad Bees Avigliana, inizierà la nuova corsa al Ninebowl con l'obiettivo di cedere ad altri la nomea di bella incompiuta. «Ogni anno si cresce sia dal punto di vista sportivo che dell'immagine - prosegue Biasotti - Abbiamo già allestito una compagine under 17 e a breve ne allestiremo una under 20. Insieme a noi proviamo inoltre a fare crescere questo sport entrando nelle scuole per promuoverlo e trovare nuove “reclute”».
Una lunga marcia verso la serie A a 11, dove - piaccia o non piaccia è il modello americano - si approda non vincendo il campionato ma inoltrando una domanda con allegati precisi requisiti societari ed economici. La direzione è quella giusta e i numeri parlano da soli: più di 50 atleti tesserati e una media spettatori di 200 persone, con punte di 6-700. Per il «Daneri» di Caperana, il campo in cui vengono disputati gli incontri casalinghi, significa «tutto esaurito». Cifre da fare invidia a molte compagini calcistiche liguri, che al football americano farebbero forse bene a invidiare anche qualcos'altro, a partire dal fair play e da un terzo tempo di cui nessuno si dimentica mai. «Chi prova questo sport viene magnetizzato dalla capacità di fare spogliatoio - racconta Giovanni Zanella, linebacker - da un gioco che premia chi sa fare squadra e chi è disposto a sacrificarsi per il compagno. Se uno di noi sbaglia un movimento o un passaggio, un altro incasserà matematicamente un colpo dall'avversario». «Solo chi gioca a football può capire cos'è il football e perché non è un problema tornare a casa coi lividi», gli fa eco Simone Lo Prete, difensive back che rappresenta una delle novità di questa stagione. C'è anche chi tre anni fa era a Caperana per puro caso e, incuriosito, chiese di provare a giocare. Si chiama Dolorenc Brakollari, è albanese e ha 27 anni. Oggi fa il running back, ma soprattutto il fenomeno. Storie, come quella che i Predatori si accingono a scrivere questa sera, al Daneri, alle ore 21.