A Chiavari le guerre di tutto il pianeta

Giornalismo, che follia! C'è che vive nei corridoi delle questure in attesa delle ultime di cronaca nera, chi gira per la strada a caccia di informazioni, chi affonda la propria esistenza nelle ovattate poltrone di Montecitorio o Palazzo Madama in attesa delle ultime notizie sulla prossima stangata in finanziaria e chi, per mestiere, vola sull'ultimo ritrovato in tema di armi militari: l'F22, uno degli aerei da combattimento più tecnologici del mondo.
Sono i giornalisti della Rid, la Rivista italiana difesa che, nata nel cuore del Tigullio, a Chiavari, 24 anni fa, ha sbaragliato un po' alla volta la concorrenza diventando la prima rivista del settore con oltre 20 mila copie vendute. Il segreto? «Sono i redattori che hanno una solida preparazione scientifica e provano personalmente tutte le novità del mercato. Vanno a sparare nei poligoni militari, volano sui super jet, manovrano i carri armati», spiega Andrea Nativi, direttore responsabile della rivista fondata nell'82 da Giovanni Lazzari. Una scelta coraggiosa, quella di Lazzari di realizzare il suo progetto editoriale lontano da Roma, centro dei ministeri, sede delle forze armate. Una scelta dettata dal suo sentirsi Chiavarino doc. «O la faccio qui o niente, vorrà dire che i nostri redattori andranno avanti e indietro con Roma», diceva Lazzari.
In molti lo diedero per fallito sul nascere. Poi di nuovo col crollo del muro di Berlino. Era il 1989 e per l'opinione pubblica si prospettava un periodo di pace universale. Dopo solo 2 anni, l'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein. Parte la prima guerra del Golfo. Verrà la seconda guerra del Golfo, l'Afghanistan, il Kosovo, la Jugoslavia, la Cecenia. E ancora, Israele, Gaza, Libano, Kashmir (tra India e Pakistan), Filippine, Georgia, Cecenia. Sembra infinito l'elenco delle guerre che si stanno combattendo in giro per il mondo. Senza contare l'Africa. «Nell'area sub-sahariana è una guerra continua con l'unica esclusione del Sudafrica», spiega Nativi. E se nel continente nero le guerre sono combattute con armi povere e, per assurdo, più crudeli, altrove gli equilibri mondiali vengono decisi da armi sempre più tecnologiche, atomiche o convenzionali. Armi che vedono la supremazia americana, anche se l'Europa e l'Italia vantano settori di eccellenza. Come l'aereo da combattimento «Tifone» prodotto dall'europea Euro Fighter in collaborazione con Finmeccanica. La pistola Beretta custodita nella fondina di tutti i soldati americani. L'artiglieria navale della Oto Melara di La Spezia, azienda leader del settore come la Wass di Livorno lo è coi siluri e Fincantieri con le navi.
«La Rid non va considerata una rivista per fanatici delle armi - spiega Nativi -. È un punto di riferimento per gli operatori del settore, ma non solo. Abbiamo tanti lettori non del settore militare che vogliono tenersi informati sulla situazione internazionale, sulle guerre in corso, sugli armamenti e le strategie militari dei veri paesi. D'altra parte - aggiunge Nativi - ai tempi della guerra fredda, quando si era in attesa della terza guerra mondiale, o totale, l'Italia poteva consumare sicurezza. Nel sistema attuale certe rendite di posizione non valgono più. Ora bisogna produrre sicurezza anche con le armi, e manifestare l'intenzione di usarle nei casi in cui è necessario, assumendosi le proprie responsabilità».
E sul futuro? Nativi non ha dubbi. Sarà caratterizzato da un divario enorme tra paesi ricchi e poveri. Tra chi farà la guerra ad alta tecnologia e chi no. Tra chi sarà in grado di offrire sicurezza e chi avrà bisogno di sicurezza.