«Le chiavi della villetta? Le hanno in tanti»

Ma il movente potrebbe essere il rapporto difficile dell’uomo con zia Luisa

nostro inviato a Brescia
La posizione di Guglielmo Gatti non cambia. Si dichiara innocente e dal carcere, attraverso il suo avvocato, fa sapere che l’assassino non è lui: «Altre persone hanno le chiavi della villetta degli zii». La difesa dell’indagato per la morte di Aldo e Luisa Donegani segue la strategia già indicata nei giorni scorsi: l’uomo dice di essere estraneo al duplice omicidio, ripete quello che ha già detto, ovvero che lui non è mai stato nel luogo nel quale sono stati ritrovati i resti massacrati della coppia. «Le piste alternative indicatemi dal mio assistito - dice l’avvocato Luca Broli - hanno un fondamento reale. Tra queste rientra quella delle chiavi di casa dei coniugi Donegani, detenute non soltanto da Guglielmo Gatti, ma anche da altri». Il legale non dice chi sono queste persone: «Il mio cliente non me l’ha specificato, anche perché non abbiamo avuto il tempo di parlarne. Sabato ci siamo visti per parlare dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari: è stato un colloquio tecnico, nel quale abbiamo discusso di che cosa significasse la decisione del Gip».
I nomi di chi aveva le chiavi di casa Donegani, oltre a Guglielmo Gatti, il nipote forse li comunicherà al suo avvocato oggi. Alle 12 Broli andrà nel carcere di Canton Mombello, dove il suo cliente si trova in isolamento. È probabile che le persone in possesso delle chiavi siano amici di Aldo e Luisa Donegani, gente molto vicina alla coppia, che la frequentava spesso. E sono coloro i quali, secondo Guglielmo, potrebbero essere gli assassini dei suoi zii. Perché ormai è certo che il duplice omicidio sia stato commesso nello stabile della villetta. Nel garage, poi, i coniugi sono stati sezionati e ridotti in brandelli. Il garage che è diventato il «mattatoio», come ha detto il procuratore capo della Repubblica di Brescia, Giancarlo Tarquini. E proprio la Procura ieri avrebbe smentito l’ipotesi di altri mazzi di chiavi: «non ci risulta». Davanti alla villetta dei Donegani ieri è continuata la processione di chi li conosceva o dei curiosi. Ha parlato, invece, il cugino di Guglielmo Gatti, che ieri gli ha portato degli indumenti puliti in carcere: «Se è stato lui a sbagliare è giusto che paghi».
Seguendo la strategia difensiva, l’avvocato Broli tra oggi e domani farà ricorso al tribunale del Riesame per ottenere la scarcerazione di Gatti: «Prima voglio leggere in maniera approfondita l’ordinanza del gip, poi intorno a metà settimana chiederò al Riesame di scarcerare Gatti». È duro Broli. Duro con la Procura di Brescia che secondo lui ha «già emesso una sentenza». «Sono stupito delle certezze dei magistrati, dal loro comportamento, dalle parole utilizzate che sono sembrate addirittura spavalde. Tutto quello che è già stato portato come prova, dovrà essere dimostrato durante il processo. Anche i risultati medico scientifici di cui ha parlato il procuratore Tarquini dovranno essere verificati. La difesa ha già nominato dei propri consulenti, che condurranno le stesse indagini compiute dai periti dell’accusa».
La Procura da parte sua continua a lavorare sugli elementi acquisiti. I testimoni che avrebbero visto Gatti sarebbero cinque. Uno di questi è la proprietaria dell’Hotel Giardino di Breno, dove il nipote dei Donegani avrebbe trascorso la notte tra il 30 e il 31 luglio. Guglielmo non sa ancora che la signora ha detto agli inquirenti di averlo visto e di avergli dato la chiave della stanza numero 305. «Di questo argomento non ho ancora parlato con il mio assistito», spiega Broli. «Sulle testimonianze di chi ha visto Gatti nella zona del recupero dei corpi, continua a dire che lui in quei luoghi non c’è mai andato».
Il braccio di ferro accusa-difesa continuerà nelle prossime ore. La Procura ieri ha escluso che possa essere riesumata la salma del padre di Guglielmo, ed è sempre convinta che gli elementi riscontrati finora siano sufficienti a incastrare il nipote dei Donegani, ora vuole trovare le ultime conferme sul movente. Tarquini e il pm Reggiani dicono di avere delle certezze sui «futili motivi» che avrebbero portato l’assassino a uccidere. Non ci sono conferme ufficiali, ma le ipotesi sarebbero tre: Gatti avrebbe ucciso spinto da quell’odio covato per molto tempo verso gli zii e in particolare verso Luisa De Leo, ma potrebbe aver commesso il duplice omicidio anche come risposta a uno sgarbo patrimoniale della zia, oppure dopo una lite della metà di luglio nata per cause ancora incerte.