Lo chic fatto a mano è un affare di famiglia col ricamo di Lardini

«E il naufragar m'é dolce in questo mare» recita Dustin Hoffman quando prende a prestito L'infinito di Leopardi per pubblicizzare le Marche, regione definita dagli americani come un luogo dove si vive meglio dopo la pensione. Per noi che abbiamo visitato un'azienda a Filottrano, provincia di Ancona, questa è una parte d'Italia dove si lavora anche bene. Con uno stabilimento di 10 mila metri quadrati di superficie distribuita in capannoni inerpicati fra le sinuose colline marchigiane e 300 dipendenti diretti (a questi si aggiungono altre 600 persone impiegate nei laboratori esterni della zona), la Lardini è una macchina straordinaria di utili e di successi. Al punto che in un periodo di crisi generale, può presentare bilanci in crescita con un fatturato 2011 pari a 53 milioni di euro - nel 2009 erano 37 - e la previsione di toccare i 56 nel 2012.
Ma non è tutto perché come esortava Steve Jobs, i fratelli Lardini - Andrea, Luigi, Lorena e Annarita - hanno «fame e sono folli» al punto da spingere ulteriormente sugli investimenti con il lancio di una linea donna, l'ampliamento della sede e nuove partnership con Cina e Corea. «La nostra è una cultura di prodotto trentennale incentrata sulla qualità e su una manodopera eccezionale» dice Andrea presidente e amministratore unico dell'azienda fondata nel 1978 e presidente della Consulta regionale maglieria e accessori di Confindustria Marche. Il pregio di lavorazioni artigianali garantite da mani operose che nella maggior parte dei casi sono femminili, fa sì che si confezionino 1.500 capi di abbigliamento uomo al giorno di cui circa il 70 per cento per le griffe Dolce&Gabbana, Burberry, Ferragamo, Etro.
L'attività in conto terzi è stata sempre molto importante per questa impresa che nel 1993 lanciò la propria linea uomo contrassegnata da un fiore di stoffa all'occhiello. «Quando indossi un nostro abito, senti la differenza» sostiene Luigi, responsabile dello stile, spiegando che oggi la ricerca è sempre più importante. E la cura maniacale del fit e della confezione connoterà anche la linea donna a partire dall'autunno-inverno 2013. «Sarà una collezione di capispalla, giacche e cappotti, fatti con la sapienza che la nostra azienda ha acquisito nel corso della sua storia partita proprio con l'abbigliamento femminile prodotto per importanti realtà del made in Italy. Come per le linee uomo, anche in questo caso, saremo molto attenti allo stile e ai dettagli, per esempio il ricamo del nome di chi acquista all'interno dei capi» sottolinea Luigi aggiungendo che a questa collezione sarà dedicata una direzione artistica ad hoc e che preziosi saranno i risultati di test già in corso in alcuni selezionatissimi punti vendita come Bardelli a Milano. Per fare tutto ciò c'è già un progetto di ampliamento della struttura produttiva con un nuovo capannone da 6 mila metri quadri e un investimento di circa 4 milioni di euro. «È importante il clima familiare che abbiamo creato in azienda - dichiara il presidente - e siamo fieri di avere al nostro fianco gente che ama il lavoro. Tant'è: in un momento difficile come questo, riusciamo a siglare accordi integrativi». L'ultimo prevede oltre a flessibilità e formazione, un premio annuo di 700 euro assegnato al dipendente secondo criteri di produttività, presenza e bilancio aziendale. C'è da scommettere che tutti se lo guadagneranno anche perché il contesto è sereno a fattivo. A partire dall'ambiente di lavoro decisamente ecologico in quanto dotato d'impianto fotovoltaico e di filtri anti-inquinamento. L'ottimo feeling tra proprietà e dipendenti si avverte anche nella sala cucitura e stiro dove lo sguardo si perde sulle teste di 190 donne che in camice a micro righe celesti lavorano alacremente senza rinunciare a una musica di sottofondo. Insomma per ottenere quell'eccellenza italiana che il mondo c'invidia non occorrono solo intelligenza e macchinari di ultima generazione ma sapienza della tradizione sartoriale e del fatto a mano. Per questo il futuro dei Lardini sta più che mai nella loro capacità di effettuare scelte imprenditoriali e stilistiche mirate all'internazionalizzazione. Non a caso annunciano che ai 450 negozi multibrand che oggi distribuiscono le loro collezioni si aggiungeranno presto le boutique monomarca che verranno aperte in Cina secondo gli accordi previsti da un contratto siglato con un partner locale mentre si lavora per ampliare il business anche in Corea.