Chicco e Dodo hanno beffato i giornalisti

Quando uno dei due va male, l’altro fa benissimo

Gabriele Villa

da Tolcinasco (Milano)

L’Open d’Italia numero 63 è stato fin qui, possiamo dirlo senza alcun dubbio, uno spettacolo tecnicamente piacevole. Ma ciò non toglie che io sia arrabbiatissimo. Sono certo che non interesserà affatto a gran parte dei lettori. Ma io sono e resto arrabbiatissimo. Sono caduto come l’ultimo degli ingenui nella tagliola disposta con cura dai fratelli terribili del golf, Francesco ed Edoardo Molinari. Eppure avrei dovuto aspettarmelo da quei due ragazzacci.
Quando uno flappa e floppa, l’altro stupisce ed esalta. Quando Edoardo, alias Dodo trionfa come ha trionfato all’Us Amateur, Francesco alias Chicco, si inabissa chissà dove. Quando Chicco, alias Francesco, fa mirabilie come, nella seconda e nella terza giornata di gara, le ha fatte qui a Tolcinasco e salta in groppa alla classifica, Dodo, alias Edoardo, deraglia miseramente e fa i bagagli anzitempo. Avrei dovuto ricordarmi di questa sorta di legge di Murphy che, implacabilmente quanto simpaticamente, unisce e divide i due legatissimi fratelli ad ogni torneo. Avrebbe dovuto mettermi sull’avviso quella frasettina che Edoardo aveva buttato lì, il primo giorno del torneo, e che io scambiato per la sua filosofia di gara e di vita. Ricordate? «Se qualcuno scommettesse su di me come vincitore in questo torneo butterebbe sicuramente via i suoi denari». Encomiabile prova di umiltà mi era sembrata. Considerato che, come mi ero subito precipitato a scrivere, si incontra, di rado, lungo le strade del mondo, come in quelle dello sport, qualcuno che, candidamente, ammette che gioca sì, ma è convinto a priori, vada come vada, di non avere chances di vincere . Eppure quella sua serafica asserzione: tranquilli io mi metto in gioco, cerco di dare il massimo, ma non pensate nemmeno lontanamente che io possa vincere quest’Open era la chiave di volta per capire e smascherare il piano di quei due.
Era un segnale bello e buono, un messaggio nemmeno tanto cifrato, o, per restare nell’attualità, un pizzino verbale: attenzione io farò tutto il peggio possibile a Tolcinasco quindi occhio a mio fratello Francesco. Ecco la trappola, ecco la beffa architettata ai danni di giornalisti ingenui come me che si occupano di golf da appena una trentina d’anni. Edoardo si immerge nei bassifondi della classifica, fa una figuraccia e lo ammette pure candidamente. E Francesco? Fa, anzi a questo punto possiamo dire ha fatto quello che ha fatto ovvero un Open d’Italia eccezionale, ma, tirando da par suo, l’altro capo della rete tesa per la trappola con la seguente, illuminante frase che abbiamo puntualmente annotato in sala stampa: «Accade sempre così fidatevi: ogni volta che uno di noi due va male l’altro va benissimo. E così la volta dopo chi è andato male va benissimo e la fa pagare all’altro. Qualche volta addirittura con gli interessi. C’è una affettuosissima rivalità tra me ed Edoardo. A prescindere dall’altrettanto straordinaria intesa e complicità che come fratelli abbiamo sempre avuto». Tutto chiaro? Sì tutto chiaro e, visto come è andata ho deciso di perdonarli entrambi.
E così ora che ho fatto outing sono anche meno arrabbiato. Ma un consiglio lo voglio dare ad altri ingenui giornalisti come me: attenti a quei due, d’ora in poi.