Chiede giustizia, deve pagarsi le spese

Piero Pizzillo

Va dal giudice di pace per ottenere giustizia e, invece, è beffata, venendo a trovarsi nella condizione del «cornuto e mazziato». É successo a una signora di 40 anni. Federica L., il 3 luglio 2004 lascia l’auto in divieto di sosta. Prima che le notifichino il verbale, versa 35,60 euro, utilizzando il bollettino intestato al Comune, dove è scritto, tra l’altro: «Pagamento in breve, estingue l’obbligazione». Qualche tempo dopo l’automobilista riceve il verbale relativo alla suddetta multa. A questo punto manda una raccomandata ai vigili e allega la ricevuta. «Ho la coscienza a posto» , avrà pensato in quel momento Federica L. Inveve non è cosi. Quella multa deve essere (ri)pagata. La misura è colma , si passa alla carta bollata. La donna, così come prescrive la legge, tramite l’avvocato Mario Iacopino, presenta un ricorso al giudice di pace. Il Comune, tramite un funzionario, si oppone al ricorso, perchè a suo dire è inammissibile. Il giudice dà ragione alla signora (non poteva essere altrimenti perchè, non solo ha pagato, ha anche dovuto ricorrere al giudice), ma non ha condannato Tursi, come chiesto da Iacopino, a pagare le spese di lite, che «sono compensate» (è successo altre volte). Morale: Federica L. dovrà pagarsi le sue spese legali (300 euro circa).