Chiede i danni ai Br che gli uccisero il padre

da Milano

Sono passati più di vent’anni da quando suo padre, Lando Conti, fu ucciso da un commando brigatista. Lorenzo Conti aveva provato a chiudere quella ferita e a superare quella tragedia, ma alla fine si è arreso: meglio esercitare la memoria e non mettere fra parentesi il dolore. Per questo dichiara guerra a quei terroristi che il 10 febbraio 1986, in uno degli ultimi colpi di coda del demone eversivo, gli portarono via il padre, già sindaco di Firenze. Conti junior sta raccogliendo le carte per avviare un procedimento civile contro sette membri del gruppo toscano delle Br. Nomi poco noti al grande pubblico, nomi dell’ultima leva brigatista.
«La mia - precisa lui - non è una battaglia di retroguardia condotta per guadagnare qualcosa sulla disgrazia capitata; no, è una questione di dignità, di dignità calpestata». Conti, in poche parole, si sente umiliato: «Gli ex terroristi sono continuamente invitati a convegni, premi letterari, programmi televisivi. I familiari delle vittime vengono sistematicamente dimenticati o, nella migliore delle ipotesi, vengono dopo: i loro diritti pesano meno delle pretese di chi ha stravolto e calpestato le loro vite. E questo è inaccettabile».
In verità, nei mesi scorsi, Conti le aveva provate tutte per richiamare l’attenzione delle autorità: interviste polemiche ai giornali, interrogazioni mirate al Presidente della Regione Toscana e a tutti i parlamentari, per un certo periodo anche uno sciopero della fame. È stato tutto inutile. «L’attuale Governo, così come i vertici della Regione Toscana, mi ignorano e ignorano quelli nella mia situazione. Non rispondono alle nostre domande. Anzi, mi pare che si sia accentuata negli ultimi mesi quella corsa al dare incarichi di peso a chi in passato ha combattuto lo Stato. Basta pensare a Sergio D’Elia, un tempo in Prima linea e oggi deputato e segretario d’aula a Montecitorio».
Conti, ormai disincantato ma sempre meno arrendevole, non cede. E allora si rivolge alla giustizia: «Chiederò un congruo risarcimento ai sette, tutti legati all’esperienza brigatista nella mia terra e tutti condannati, per reati più o meno gravi. E dividerò metodicamente le mie richieste: ci sarà il capitolo relativo al danno biologico, dunque alla qualità della vita segnata da quel dramma; poi ci sarà quello relativo al danno morale, quindi al dolore subito, e quello relativo al danno economico patito».
Gli avvocati stanno studiando gli ultimi dettagli della vicenda, ma Conti si preoccupa più del suo valore simbolico. «È solo un modo per riaffermare le ragioni degli innocenti, delle vittime, di una generazione di vedove e orfani che combattono la difficilissima battaglia per la sopravvivenza».
Con una considerazione finale che chiarisce tutto: «Naturalmente tutto quello che incasserò non finirà nelle mie tasche, ma andrà a una fondazione che porta il mio nome, Lorenzo Conti, e quindi in beneficenza».