An chiede mutui casa sociali per i cittadini meno abbienti

«Una casa per tutti!». E poi, anche: «Affitti più equi!». Senza contare l’appello: «Basta coi mutui a tassi usurai!». Quante volte, in campagna elettorale, i partiti della sinistra hanno pronunciato frasi come queste a beneficio degli inquilini colpiti da sfratto esecutivo, magari subito dopo che l’unico componente della famiglia a possedere un reddito da lavoro ha ricevuto la lettera di cassa integrazione o addirittura di licenziamento? Peccato che, invariabilmente, l’unica conseguenza pratica sia stata quella di regalare tanta solidarietà che non è servita a pagare neanche una briciola di affitto, né tanto meno a scongiurare lo sfratto. Fin troppo facile, insomma, riempire la bocca e i comizi di slogan assolutamente condivisibili, almeno quanto sono impercorribili sul piano concreto senza una legge che superi la demagogia e vada al cuore del problema. «Per questo ci siamo dati da fare noi» spiega Gianni Plinio, capogruppo di An in consiglio regionale e autore di una iniziativa «rivoluzionaria» in materia di mutui casa, per favorire l’esercizio del diritto alla proprietà dell’alloggio anche per le famiglie a basso e bassissimo reddito. «Vogliamo che si intervenga in questo campo con decisione e senza pregiudizi, a partire da quelli ideologici» aggiunge Plinio che ha presentato una mozione insieme al collega Eugenio Minasso, appena eletto al parlamento.
Cosa c’entrino - «ma non dovrebbero entrarci per niente!» - l’ideologia e la politica in senso stretto quando si tratta di affrontare l’emergenza-casa, lo sottolinea lo stesso capogruppo di Alleanza nazionale: «Si può ben dire che scavalchiamo a sinistra i partiti che finora si erano impadroniti, in esclusiva, delle esigenze della categorie meno abbienti, senza peraltro fare nulla per risolvere la situazione. E allora, diciamo noi: basta con i populisti della peggior specie che si annidano in Liguria e nel Paese! Via libera al mutuo sociale». In sostanza: An chiede di dar vita all’Irms, «Istituto regionale per il mutuo sociale» che avrà il compito di curare la costruzione di case popolari a misura d’uomo, da vendere a prezzo di costo a famiglie italiane non proprietarie, con la formula appunto del mutuo sociale, caratterizzata da una rata senza interesse che non superi un quinto delle entrate familiari. I pagamenti, poi, verrebbero interrotti in caso di disoccupazione, ma senza perdere il diritto di proprietà.
E a chi oppone le ferree leggi di mercato - «come si possono offrire concessioni tanto favorevoli? Nessun imprenditore o banchiere pubblico e privato si adeguerebbe a simili prospettive» - Plinio replica con gli ulteriori particolari della proposta: «Per abbattere i costi di costruzione, si dovrebbero utilizzare i terreni demaniali facendo ricorso a moderne tecniche in materia di fonti energetiche rinnovabili, bandendo concorsi fra giovani architetti e istituti universitari di architettura e urbanistica. Va da sé - insiste l’esponente di An - che la proprietà della casa acquisita con mutuo sociale resta vincolata e non potrà essere rivenduta, affittata, messa a garanzia di un prestito o ipotecata, impedendo così ogni eventuale speculazione. L’alloggio, inoltre, non potrà essere pignorato e neppure confiscato, restando economicamente inerte in quanto utilizzabile esclusivamente come abitazione per la famiglia che ne è proprietaria».
Un esempio: «Il prezzo finale di una casa di 100 metri quadrati, costruita secondo moderne tecniche di edilizia popolare, e non stile lavatrici di Prà o diga di Begato - non supererebbe gli 80mila euro. E per comprare un alloggio di questo tipo - conclude Plinio - se la famiglia ha entrate di 1000 euro mensili, la rata del mutuo non potrà superare i 200 euro. Ora la sinistra dovrà spiegare ai cittadini, in particolare ai meno abbienti, se preferisce continuare con la demagogia o contribuire alla nostra iniziativa per dare sostegno concreto alle politiche regionali per la casa».