«Chiedo ancora giustizia, ma oggi perdonerei tutti»

Pettinaroli, presidente del Comitato 8 ottobre: «Zacchetti solo l’ultimo anello di una catena»

Claudio De Carli

«Io perdonerei tutti». Paolo Pettinaroli, presidente del Comitato 8 ottobre per non dimenticare, spiega che il dolore non si è placato e resta vivo come la memoria e la rabbia per quanto è accaduto quella mattina a Linate ma in cuor suo sente di essere riuscito a perdonare. Nello scontro fra il Sas e il Cessna ha perso il figlio Lorenzo ma: «Mi sento di dire che perdonerei tutti - ripete -, anche se parlo a nome mio. Non voglio coinvolgere gli altri parenti delle vittime e questo non significa che abbia smesso di attendermi giustizia. Io posso perdonare, la giustizia no». Non è stato un percorso semplice quello che ha portato a questa decisione il presidente del Comitato, e ha un grande valore. È riuscito anche a parlare del controllore di volo Paolo Zacchetti su cui pende una condanna di otto anni: «Alla fine lui è solo l’ultimo anello di una catena». Proprio la difesa Zacchetti si sta preparando per il 7 aprile, riapertura del processo di Appello dopo la sosta accordata dal Giudice Caccamo per consentire una perizia fonica sui nastri originali. «Quanto è stato fatto in questi cinque anni dal punto di vista probatorio non è servito a nulla - ha dichiarato il dottor Bruno Barra, ex dirigente Enav e oggi consulente tecnico di Zacchetti -. Il Racal registra contemporaneamente 64 tracce - spiega -, ma non consente alcuna indicazione della situazione reale in quanto fa un controllo automatico del guadagno: se registra una voce con tono basso, la alza per farla udire allo stesso livello delle altre. Questo apparecchio non è in grado di ricostruire la scena acustica e questo non sarebbe possibile neppure se lo riportassimo in torre di controllo tentando di riproporla, in quanto in cinque anni è radicalmente rinnovata nel layout e nelle apparecchiature».
Eppure era stata proprio la difesa a chiedere accesso al nastro originale: «Per poter confermare quanto temevamo, e cioè che il perito del tribunale, il Maggiore Terlingo, aveva solo ascoltato, duplicato e trascritto dei dati senza porsi il dubbio dell’attendibilità tecnica del suo lavoro. Ho depositato 24 cartelle con errori di trascrizione del maggiore Terlingo».
Barra ha anticipato: «Almeno altri quattro piloti parlano mentre il Cessna dichiara di trovarsi su S4, il tratto del raccordo che avrebbe dovuto indurre al sospetto Zacchetti che non sente e quindi non chiede informazioni. In due occasioni il pilota tedesco pronuncia Sierra Four e in entrambe c’è sovrapposizione, ce lo dicono le registrazioni. Una combinazione? In tutti gli incidenti c’è una serie di fattori contributivi e in questo processo li abbiamo conosciuti». L’idea che i quattro imputati di cui ancora si celebra il giudizio non siano esattamente gli unici o i più colpevoli, continua a turbare il processo sulla strage.