Chiedo scusa a Berlusconi

Gentilissimo Presidente del Consiglio, o gentilissimo chi legge questa mail, dato che sono convinto di non riuscire a raggiungere l’onorevole Silvio Berlusconi.
Le scrivo, vi scrivo in merito all’inchiesta della quale siete sicuramente a conoscenza, l’inchiesta legata ai presunti contatti e accordi che la mia squadra, il Genoa, nel corso dell’anno calcistico appena finito avrebbe preso per vincere determinate partite, e quindi il campionato, ed essere promosso, dopo 10 anni, in serie A. Vi scrivo sopratutto perché è mia intenzione chiedele scusa, se qualche valore può avere, chiederle scusa per tutte le volte che ho avuto modo di attaccarla quando lei si lamentava dei trattamenti di questo e quel giudice, di questo e di quel magistrato, giudice, avvocato. Io, senza nemmeno provare a nasconderlo, mi reputo di sinistra, ho 36 anni, voto Ulivo o Unione o come vorranno chiamare questa coalizione i miei confusionari rappresentanti politici. Ripeto, più volte ho avuto modo di sorridere alle notizie di indagini preliminari, avvisi di garanzia prima e durante riunioni importanti, anche rischiando sulla pelle del Paese.
Le dico questo perché, come detto a inizio lettera, le scrivo in quanto la stessa cosa adesso mi sta capitando personalmente. Personalmente perché, in quanto come Genoano, mi sento e ci sentiamo, noi tifosi, tutti parte di quel sentimento che va al di là del tifo calcistico ed è lo stesso sentimento che in questi giorni ci fa stare vicini a Enrico Preziosi, che è attaccato, processato e già condannato su giornali e televisioni.
La Procura di Genova, con l’inchiesta guidata dal signor Lari (tra l’altro iscritto a toghe Blucerchiate) dice e non dice, mentre i giornali e le televisioni locali godono nel vedere nella polvere un personaggio che ha l’unica colpa di aver sanato la disastrosa gestione della più antica società di calcio italiana, togliendo investimenti e sicuri guadagni ai «signori» di Genova, che ne aspettavano soltanto il cadavere.
Non aggiungo altro, rinnovando le mie scuse e rassicurandola che valuterò bene la prossima volta che qualche giudice le notificherà qualche avviso di garanzia, magari durante un’incontro con qualche capo di Stato.
Spero di «incontrarla» l’anno prossimo come presidente di una squadra avversaria, spero di poter venire al Meazza ma se la «giustizia» (e non le scrivo il mio pensiero in merito) dovesse revocarci la promozione, la invito a «guardare» l’amore che dimostriamo per le strade, ai nostri balconi, alle finestre. Come due anni fa, quando festeggiammo una retrocessione in serie C: amore per qualcosa di più di undici giocatori, amore per la nostra centenaria maglia.
Cordialmente