Chiellini: «Insulti a Balotelli? Fanno parte del gioco»

Balotelli a Torino non c'era, accompagnato dal solito Balotelli negro di m..., si è fatto largo anche un curioso: Se saltelli muore Balotelli.<br />
A Bologna il ragazzo è stato insultato già nella fase di riscaldamento. E stiamo parlando della godereccia Bologna.

«Fa parte del gioco. Non facciamo un caso di una cosa che non esiste». Questa a caldo la dichiarazione di Chiellini dopo Juventus-Udinese, partita che verrà ricordata per lo spettacolo avvilente di una parte della tifoseria. Ma non esattamente una manciata della totalità dei presenti allo stadio torinese. Fischiato l'invito della società bianconera, diffuso da uno speaker all'interno dello stadio, a evitare intolleranze, e insultato con cori razzisti Mario Balotelli. Forse Chiellini era troppo concentrato per far caso a quanto accadeva sugli spalti ma come lui tanti altri tesserati si sono cimentati in sterili giustificazioni che umiliano chi le cerca.
Balotelli a Torino non c'era, accompagnato dal solito Balotelli negro di m..., si è fatto largo anche un curioso: Se saltelli muore Balotelli.
A Bologna il ragazzo è stato insultato già nella fase di riscaldamento. E stiamo parlando della godereccia Bologna.
Lo sfinimento di dover tornare su questo disgustoso argomento non deve assolutamente apparire di parte. Questo tipo di tifoseria non serve, può far comodo a chi pilota le curve, ma non serve. Dentro c'è anche quella parte di interisti pronti a insultare e minacciare Balotelli dopo la sua innocua dichiarazione di tifare per una squadra in cui non gioca. Quei tifosi interisti hanno fatto un autogol di proporzioni atomiche, dando un assist a tutti quelli che dichiarano che Balotelli non è preso di mira in quanto nero.
Domenica l'Unesco aveva promosso una giornata contro il razzismo, onestamente quanto questo possa fregare a certa gente è facilmente intuibile. Ma che sia Chiellini a dire che fa parte del gioco no. Se il gioco che intende lo stopperone della nazionale azzurra è questo, non lamentiamoci se sempre più italiani non abbiamo più voglia di giocare con questo calcio preferendo la televisione agli stadi italiani.
claudio.decarli@ilgiornale.it