Dalla Chiesa e quei rimpianti per Francesca

(...) della vita di una nazione o di una città: «Genova non deve perdere il contributo culturale e professorale di Nando Dalla Chiesa. Non si deve lasciar cadere il silenzio intorno alle sue dimissioni. Spero che Nando si renda disponibile ad un ripensamento e che nel contempo si realizzino le condizioni politiche e amministrative perchè lui possa riprendere la sua attività. Il suo lavoro, in una fase difficile per la città e la giunta, è stato utile e importante, dunque serve uno sforzo di tutti noi per farlo ripartire».
Perbacco! «Genova non deve», «non si deve», «lo sforzo di tutti noi». Se Genova mettesse tanto impegno in tutte le questioni cittadine, se anche solo un decimo dell’enfasi dedicata al recupero di Nando Dalla Chiesa dall’ex leader della Cgil, ex uomo dei tre milioni di persone in piazza, ex sindaco di Bologna, ex sindaco di Bologna non ricandidato per stare vicino al piccolo Edoardo ed ex candidato franceschiniano sconfitto alla guida del Pd ligure, fosse messa nella risoluzione di uno dei tanti gravi problemi della città, probabilmente vivremmo in una Genova migliore.
E invece dobbiamo assistere al racconto dell’ex candidato a sindaco di Milano, ex esponente della Rete, ex parlamentare dei Verdi, ex senatore ulivista, ex sottosegretario unionista ed ex consulente del sindaco Vincenzi per la promozione della città di Genova, e al dibattito sul fatto se debba mantenere o meno le dimissioni. Addirittura, anche nell’opposizione comunale, c’è chi lo rimpiange. Anche se non si capisce perchè.
Non so come andrà a finire questo feuiletton - con le dimissioni, le lettere spedite e pubblicate postume, le vedove inconsolabili e la trattativa più emozionante di un romanzo di Federico Moccia - ma continuo a restare sulle mie posizioni. E cioè che la gestione di Nando Dalla Chiesa non passerà alla storia. E nemmeno alla cronaca.
Anzi, se serve, c’è già pronta una colonna sonora per tutta questa storia: Anvedi come balla Nando, per un’estate tormentone radiofonico di Teo Mammuccari. Se lo sa Nando, quello di Marta, cioè l’ex, magari lo invita per il Capodanno «che così non ce l’ha nessun’altra città».
Sarà. Ma secondo me, per trovare gente che promuove davvero Genova, occorre porgere lo sguardo altrove: al Ducale di Luca Borzani, al Modena di Pina Rando e Giorgio Gallione - splendidi esempi di posti dove non si fa kultura con la kappa - e anche al pre-Dalla Chiesa. Sia il primo periodo di Carlo Freccero, sia soprattutto il lavoro di Stefano Francesca avevano trasformato Genova in una città di fermenti e passioni culturali di una forza dirompente.
Poi, certo, poteva piacere o non piacere la spesa per la data zero del tour di Vasco Rossi. O potevano piacere o non piacere alcuni concerti. Però Vasco, Tiziano Ferro, Jovanotti, il segno l’hanno lasciato. La prima Notte Bianca la gente l’ha tirata fuori dalle case. Il programma che attraversava l’estate, il Nautico, la Paganiniana, la stessa Notte Bianca e che faceva di Genova una città di eventi continui, aveva un respiro europeo. Anche quando parlava in dialetto.
Poi, certo, la magistratura giudicherà se Stefano Francesca è colpevole oppure no sulle vicende di Mensopoli. Quello di cui sicuramente è colpevole è la circostanza di aver dato un nuovo respiro alla Genova degli eventi.
Nando Dalla Chiesa non è Francesca. Decisamente no.