Dalla Chiesa alla hit parade ecco il re del pop religioso

Milano - La canzone più brutta? «Tanti auguri a te», rispose una volta Claudio Baglioni. Sarà, ma è anche una delle più redditizie, in termini di diritti d’autore, della storia della musica pop: la Warner ne ha acquisito i diritti nel 1988 per 25 milioni di dollari e ad oggi la canzone frutta intorno ai due milioni di dollari l’anno. Le due insegnanti di Louisville che la composero nel 1893 - Mildred Hill scrisse la musica e sua sorella Patty le parole - non saranno mai note quanto i Beatles, ma sono comunque sulla bocca di tutti con il loro «capolavoro». Un destino simile tocca al contemporaneo Chris Tomlin. Anche se probabilmente nessuno di noi l’ha mai sentito nominare, secondo la Christian Copyright Licensing International (Ccli), l’organizzazione americana di licensing per musica da chiesa, il cantante 34enne è l’artista più «cantato » nelle congregazioni ogni settimana. E secondo Time, visto il recente revival delle corali, è probabilmente «il più eseguito artista contemporaneo », leader del genere pop chiamato praise&worship, che ha sostituito i tradizionali inni di chiesa per riempire il gap con le stazioni rock della radio e avvicinarsi al sound amato da un pubblico più giovane (di recente alcune chiese americane hanno introdotto lo U2-charist, ovvero la Comunione con musica degli U2).

I dati diffusi dal sito della sua casa discografica, la Emi, confermano il fenomeno: Made To Worship, l’ultimo brano di Tomlin - la cui cura per l’immagine non ha nulla da invidiare ai componenti delle boy band che fanno impazzire le ragazzine di tutto il mondo - ha superato in una sola settimana i venti milioni di click per l’ascolto sulle radio on line, mentre i suoi «classici» non scendono mai sotto i due milioni di click alla settimana. Il singolo How Great Is Our God, tratto dal suo album Arriving, è il più scaricato tra tutti i prodotti digitali offerti on line dalla Ccli alle 51mila chiese americane affiliate. Recentemente la Recording Academy ha annunciato due nomination per Tomlin alla 49ª edizione dei Grammy Awards - Best Pop Contemporary Gospel album e Best Gospel Performance - e il suo ultimo album See the morning, 47mila copie vendute nella prima settimana di uscita e 124mila nei primi due mesi, gli è valso la 15ª posizione nella Billboard Top 200, la più alta mai raggiunta da un cantante religioso.

Uno dei segreti del successo planetario degli inni di Tomlin è senza dubbio il profondo legame con il movimento religioso del pastore cristiano evangelico Louie Giglio, ideatore delle Passion conferences, i grandi raduni periodici degli studenti dei college cristiani degli Stati Uniti. Le sue canzoni sono infatti pubblicate sotto l’egida della Sixsteps Records, l’etichetta discografica del Passion Movement. Migliaia di ragazzi tuttavia (in media 40mila alla volta) vanno ai suoi concerti per cantare inni al Signore di cui conoscono ogni singola nota e che spesso sanno anche suonare alla perfezione senza sapere nemmeno che faccia o nome abbia colui che li ha composti. Sicché spesso a Chris capita, nel backstage, di sentirsi dire: «Non sapevo che fosse lei ad aver scritto questa splendida musica ». Il che a lui fa soltanto piacere, perché, dice, «le canzoni non sono mie, ma di Dio».

Ad introdurre Tomlin, nato a Grand Saline, un paese texano di duemila anime, alla musica è stato il padre, che gli ha messo in mano la primachitarra: «Sono cresciuto nutrendomi di country - dice nelle interviste -, avevamo ogni singolo disco di Willie Nelson». Ha capito che voleva seguire Dio fin da piccolo e si è esibito per parenti e amici fin dalla più tenera età, ma è riuscito a mettere insieme le due cose, la fede e la musica, soltanto quando un amico di famiglia, che girava lo Stato come cantante evangelico, lo ha portato con sé e dopo un viaggio in auto di tre ore, nel mezzo del suo concerto, lo ha trascinato su un palco davanti a 500 persone. Da quel momento in poi, ed era ancora al college, ha cominciato a guidare con il suo canto riunioni di culto con un numero di partecipanti sempre più alto e a viaggiare ovunque, mettendosi definitivamente a disposizione della fede.