La Chiesa insiste: un candidato condiviso

Andrea Tornielli

da Roma

La candidatura di Giorgio Napolitano per il Quirinale appare come «una nuova possibilità data al centrodestra di convergere su una candidatura condivisa» e risponde al requisito indicato dal Polo di avere una figura «di alto profilo istituzionale». Così l’Osservatore Romano uscito in edicola nel pomeriggio di ieri. Una timida e controllata apertura verso l’ex presidente della Camera diessino? A prima vista parrebbe di sì, anche se nelle sacre stanze vaticane sono altri i nomi più graditi. Il nome di Napolitano, scrive ancora il quoditiano, «risponde al requisito di mettere di fronte la Casa delle libertà a una scelta in ogni caso difficile: un ulteriore rifiuto consentirebbe al centrosinistra di far ricadere sulla Cdl la presenza di pregiudizi che impediscono il dialogo. Nell’altro caso il centrodestra si troverebbe “costretto” ad accettare comunque un diessino al Quirinale, con la conseguente egemonia del centrosinistra nelle più alte sedi istituzionali del Paese».
Le note relative alla vicenda politica pubblicate in questi ultimi giorni dall’Osservatore Romano sono state controllatissime ed esprimono la linea della Segreteria di Stato: il quotidiano vaticano nei giorni scorsi aveva sottolineato le «evidenti perplessità» verso la candidatura di Massimo D’Alema, dopo essersi invano augurato una corale convergenza sul nome di Ciampi. Anche Avvenire, il giornale della Cei, è sceso in campo in modo diretto, invitando le forze politiche a «non lasciar scoperto mezzo Paese», e dunque esprimendo un no alla candidatura di D’Alema. Il quotidiano cattolico si era spinto oltre, proponendo la candidatura di Mario Monti (nome poi entrato nella rosa avanzata dalla Cdl) e meno esplicitamente quella di Giuseppe De Rita.
«Il presidente rappresenta l’unità di tutti gli italiani - spiega al Giornale l’arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari - al di là degli schieramenti. Credo che l’Italia abbia bisogno oggi soprattutto di questo, di una figura di garanzia. Non ci si possono nascondere la spaccatura e le tensioni che si sono verificate nel corso della recente tornata elettorale e dunque auspico che al Quirinale possa arrivare una personalità in grado di rappresentare tutti gli italiani, proprio come ha fatto il Presidente Ciampi». «Certamente il metodo delle larghe convergenze, peraltro previsto dalla stessa Costituzione che nei primi scrutini stabilisce un’ampia maggioranza, sarebbe il più auspicabile - osserva il vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negri -. In un momento di difficoltà per il Paese ci vorrebbe una persona che garantisca equilibrio e razionalità, che rappresenti l’unità».
Anche monsignor Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia e Tarquinia insiste su questo tasto: «Mi auguro che venga eletto qualcuno che sia al di sopra delle parti e che appaia al di sopra delle parti, perché è di questo che il Paese oggi ha bisogno». Mentre il vescovo di Como, Alessandro Maggiolini, chiosa: «Gesù voleva che gli ultimi fossero i primi. Mi sembra che fino a questo momento abbiamo assistito a un confronto di boxe». I vescovi non scendono certo in campo facendo nomi, ma è evidente che il richiamo alle larghe intese, all’unità del Paese e al presidente di garanzia nel quale tutti gli italiani possano riconoscersi è nella stessa linea indicata da Avvenire e Osservatore.
Ieri l’ex presidente Cossiga ha scritto una lettera aperta al Corriere della Sera lamentando la presa di posizione della Chiesa sull’elezione del Quirinale, che si concludeva notando come i giornali laici non hanno fatto appelli al conclave perché il nuovo Papa ottenesse il più alto gradimento. «Il senatore dovrebbe sapere - ha commentato un anziano porporato - che nelle prime due settimane, in conclave per fare il Papa ci vogliono i due terzi dei voti. E Benedetto XVI è stato eletto in meno di 24 ore...».