La Chiesa: l’Udc a sinistra perderà voti

RomaL’ipotesi di un’alleanza di Pier Ferdinando Casini con il Pd e con il partito di Di Pietro, che il leader Udc ha lanciato due giorni fa conversando con i giornalisti a margine del congresso del Movimento cristiano lavoratori, viene guardata dalle gerarchie ecclesiastiche con distacco ed è considerata più come un segnale di avvertimento al premier che una vera e propria prospettiva politica con possibili sbocchi futuri. Casini, dopo essersi augurato che Berlusconi risolva i problemi del Paese, lo aveva avvertito con queste parole: «Se pensa di utilizzare la questione giudiziaria per trasformare la democrazia in una monarchia, attaccando Napolitano e la Consulta, avrà una risposta dura, netta e univoca. E ci saranno sorprese». L’appoggio del presidente della Camera Gianfranco Fini sarebbe una delle preannunciate «sorprese».
«Mi sembra difficile ipotizzare un’alleanza tra l’Udc, il Partito democratico e l’Idv – spiega al Giornale un alto prelato della Curia romana esperto di vicende politiche italiane – non soltanto perché Casini ha parlato male di Di Pietro fino a ieri, ma anche perché se si sposta a sinistra è difficile che riesca a conservare la sua forza elettorale. Una mossa del genere non sarebbe ben vista da buona parte del suo elettorato, compreso quello ecclesiale». Il prelato appare invece meno preoccupato per l’aspetto relativo ai cosiddetti «valori non negoziabili»: «La Chiesa è realista, la Segreteria di Stato guidata dal cardinale Tarcisio Bertone è equidistante anche se dialoga con tutti, ma nel caso la prospettiva a cui alludeva Casini si verificasse davvero – ipotesi più che improbabile – non credo ci sarebbero problemi sui temi bioetici che preoccupano la Chiesa: è evidente che per fare un’operazione simile il leader Udc punterebbe alla presidenza del Consiglio e in quel caso sarebbe chiaro fin dall’inizio, nei programmi, che non ci sarebbero aperture sull’eutanasia o sull’equiparazione delle coppie di fatto alle famiglie fondate sul matrimonio».
Insomma, nei sacri palazzi, come confermano ambienti vicini al Segretario di Stato, l’avvertimento di Casini a Berlusconi è guardato con qualche scetticismo: lo si considera dettato più che altro dall’intenzione di evitare le elezioni anticipate, che nessuno vuole veramente, neanche Di Pietro.
Una presa di distanze pubblica dall’uscita di Pier Ferdinando Casini è venuta da Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, che ha ospitato l’intervento del leader Udc al congresso. Costalli ha criticato anche Fini, spiegando che è «lontano dai nostri valori e ideali». «Il Paese – ha detto il presidente dell’Mcl nella sua replica conclusiva - ha bisogno di riforme istituzionali, compresa la riforma della giustizia. È necessario un passo in avanti, un salto di qualità: un vero e proprio “patto per le riforme”, una vera e propria alleanza politica». «Al nostro appello per riscontrare convergenze – ha aggiunto Costalli – abbiamo ricevuto risposte importanti e attenzione, a partire dai vertici Cisl o di Confcooperative. Abbiamo costituito il Forum delle associazioni cattoliche nel mondo del lavoro, auspichiamo che sia un ruolo “politico” di rappresentanza, che dovrà esprimere forza e convinzione nell’orientare riforme e legislazione. E, nel tempo, anche qualcosa di più».
Questa parte dell’associazionismo cattolico guarda con simpatia ad alcuni esponenti del governo (da Sacconi a Tremonti) e considera l’Udc un interlocutore importante. Ma difficilmente seguirebbe Casini nell’abbraccio con Di Pietro e con il Pd. Mentre la parte dell’associazionismo cattolico che guarda a sinistra continuerebbe a farlo senza travasare consensi sul partito centrista.