Dalla Chiesa: «No alla Provincia imprenditrice»

Sabrina Cottone

«C’è il rischio di trasformare la provincia in un centro finanziario. E non è compito del pubblico mettersi a fare l’imprenditore». Nando Dalla Chiesa, presidente provinciale della Margherita, osserva l’operazione autostrade di Filippo Penati con la preoccupazione di chi da sempre è sensibile al tema delle commistioni tra affari e politica, argomento che in casa dell’Unione è tornato prepotentemente di moda. «Dovremmo essere ammaestrati da ciò che è accaduto e che sta continuando ad accadere».
Pensa al caso Unipol e alla questione morale che è stata sollevata a Piero Fassino?
«Penso non solo a Unipol ma a tutto ciò che è venuto fuori dalle intercettazioni e al fatto che gli organismi di controllo non si sono dimostrati capaci di svolgere il proprio compito. È inevitabile porsi preoccupazioni del medesimo genere su ciò che potrebbe accadere in Provincia. Al momento non abbiamo materiale per parlare di allarme morale, ma certamente il rischio esiste».
Il centrosinistra continua a mettere le privatizzazioni tra i propri obiettivi. Le scelte sulla Serravalle vanno nella direzione contraria?
«In questo caso non si tratta del pubblico che si mette a produrre panettoni, ma di utilities come le autostrade e è sensato che in questo settore ci sia la mano pubblica. Può essere positivo anche concentrare in un’unica proprietà le infrastrutture autostradali se questo garantisce omogeneità strategica e ottimizzazione economica. Ma detto questo, ci si mette su un crinale pericoloso: è facilissimo scivolare».
E lei vede segnali di scivolamento nel comportamento di Penati?
«Quando sento che Penati vuole costruire il terzo polo autostradale d’Italia non rimango favorevolmente impressionato. Non è tra gli obiettivi della Provincia fare espansionismo economico. Altra cosa sarebbe se Penati dicesse che così risolviamo il problema del traffico. La differenza è data anche dagli obiettivi e dal modo in cui li si enuncia».
Teme che gli elettori di centrosinistra non gradiscano quest’attenzione alle operazioni economiche?
«Il rapporto tra economia e politica è capace di generare sinergie perverse. Si fa presto a fare il passo falso e a trasformare una società operativa sulle autostrade in una struttura che agisce autonomamente come entità finanziaria. Non possiamo passare dallo Stato imprenditore alla Provincia imprenditrice...».
Come vede il ruolo dei partiti in questa vicenda?
«Lo Stato imprenditore è finito perché si era messa l’economia al servizio degli interessi di partito. Questo potrebbe accadere anche in Provincia ed è proprio ciò che vorremmo in ogni modo evitare».