La chiesa di Pré trasformata in vespasiano

Immaginate una comitiva di turisti che, sbarcata a Genova, si addentra nel centro storico, quello più grande d’Europa, per conoscere «il vero volto» della città. Eccolo: cinque ecuadoriani che orinano in piazza della Commenda infischiandosene allegramente, oltre che del pregevole manufatto storico, anche del senso del pudore di passanti e residenti. Sembra la fotografia scattata alcuni anni, in realtà è un’immagine sempre attuale. Come conferma Maria Vardi, che da tempo denuncia lo stato di desolante degrado in cui versa tutta la piazza. In particolare durante il fine settimana, quando frotte di sudamericani si ritrovano tutti insieme per bere e mangiare lasciandosi alle spalle un tappeto di rifiuti e bottiglie. Da allora la situazione non è più cambiata. «Quando sono sobri - racconta la donna - cerchiamo di farli ragionare convincendoli a pulire laddove hanno sporcato. Il problema è che sono spesso ubriachi e in questi casi diventano anche aggressivi». I vigili? Non si vedono proprio, accusa la signora «tranne qualche volta nel corso della settimana, ma non quando ce ne sarebbe davvero bisogno, cioè nel week end». É allora che capitano i fatti più spiacevoli proprio sotto gli occhi dei passanti o dei residenti, ormai esasperati. «L’altro giorno avevamo organizzato una festa all’aperto per i bambini del quartiere facendo pulire tutta la piazza». Ma gli abitanti non avevano fatto i conti con la sfrontata maleducazione di un sudamericano che aveva deciso di fare i suoi bisogni sul muro della chiesa :«Non ti vergogni? - gli abbiamo detto - Lui ha fatto finta di niente e se ne andato insultandoci». La storia ormai va avanti da tempo. Anzi le bande di sudamericani sembrano avere messo le radici in piazza della Commenda. Tanto che c’è chi, abusivamente, ha aperto un chiosco per vendere «una specie di brodaglia unta che poi rimane sulla pavimentazione», aggiunge la donna. Non si contano più le petizioni firmate dai vari comitati e indirizzate agli uffici dell’Annona e ai N.a.s per chiedere maggiori controlli anche allo scopo di monitorare i negozi privi di ogni elementare norma igienica. Qualcuno vende merce scaduta, altri mettono in commercio bottiglie di vetro, anche dopo le 20, cioè quando non potrebbero. Maria Varzi allarga le braccia: «Non c’è niente da fare. La pubblica amministrazione non si muove. Per loro probabilmente il problema Commenda non esiste anche se lo schifo è sotto gli occhi di tutti». Tranne di quelli che non vogliono vedere. E il Comune è uno di questi. Ne è convinto Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione, che in passato è sceso in campo per denunciare apertamente la vergogna della Commenda. «Quando ero vicepresidente della giunta Biasotti coi miei colleghi avevamo organizzato un presidio dalle 21 alle 24 con le forze dell’ordine e per una sera la gente del posto era riuscita a quietare». Non è bastato. «É pazzesco - rimarca Plinio - che la Commenda, monumento ultramillenario che rappresenta la cultura e la storia della città, oggi sia diventata un orinatoio a cielo aperto, nonostante i milioni investiti su quest’area». Per l’esponente di An il problema è che «la civica amministrazione ha fatto sempre finta che la zona della Commenda non fosse la Genova da difendere, pur essendo uno dei monumenti più importanti della città». Plinio va oltre e propone l’istituzione di un presidio fisso di polizia. Oggi intanto alcuni rappresentanti dei comitati saranno ricevuti dal neo presidente del municipio Centro Est, Aldo Siri. Sul tappeto non c’è solo l’annosa questione della Commenda, ma anche il rallentamento dei lavori di pavimentazione in via Prè, iniziati lo scorso ottobre e non ancora finiti.