Chiesa in prestito ai luterani E fra i cattolici finisce a botte

nostro inviato a Verona
Dentro, nella cattedrale, il vescovo imponeva le mani ai nuovi diaconi; fuori, sul sagrato, le mani si alzavano e volavano botte tra fedeli cattolici, apostolici, romani e pure un po' rissosi.
Il detonatore è stato il volantinaggio, l'ennesimo, del gruppo tradizionalista Sacrum Imperium, che da mesi «combatte» (il frasario bellico è il loro preferito) «una durissima battaglia in difesa del santo co-patrono della diocesi» contro il vescovo di Verona «contornato dalla cricca progressista al potere in diocesi e da altri cattocomunisti di lungo corso». Dovunque vada monsignore, là si appostano i crociati della tradizione per accusarlo di essere un traditore e persecutore. Ma fino a domenica pomeriggio non era mai successo niente.
Il «casus belli» è la cessione ai luterani di una chiesa sconsacrata. Era la casa in cui nacque San Pietro Martire, prete, allievo di San Domenico, inquisitore degli eretici, ucciso nel 1252 dai catari presso Seveso (è sepolto a Sant’Eustorgio a Milano), proclamato santo da Innocenzo IV in meno di 12 mesi e patrono della città scaligera assieme a San Zeno.
Strano destino, quello di Pietro da Verona: è il primo martire dell’Ordine dei Domenicani e il santo più veloce nella storia della Chiesa; ma due tentativi di intitolargli delle chiese sono falliti e il tempio lungo l'Adige che porta il suo nome, riscattato dal popolo e donato alla Curia, fu sconsacrato; la vicina parrocchia di Santo Stefano (la proprietaria) vi ha ospitato mostre, concerti, riunioni, depositi di biciclette e da gennaio, due giorni la settimana, lo mette a disposizione dei riti protestanti.
«È uno scandalo che la chiesa sia stata consegnata agli eretici luterani, eredi spirituali del pugnale cataro che spense il martire», inveisce Maurizio G. Ruggiero, coordinatore di Sacrum Imperium e della «strategia tradizionalista». Domenica alle 17 Flavio Roberto Carraro, vescovo dimissionario avendo compiuto 75 anni il 3 febbraio, doveva ordinare i nuovi diaconi. Mezz'ora prima della cerimonia è scattato il solito volantinaggio. Qui le versioni divergono. Dice Ruggiero: «Uno dei militanti è stato provocato da una persona vestita in abito scuro e cravatta (si apprenderà poi che era un prete!) spalleggiata da alcuni laici: male parole, tentativi di scippare i volantini dalle mani dei fedeli fino a strapparli con la violenza allo stesso Danieli. Si è arrivati così a un alterco e allo scontro fisico, i due sono rotolati per terra, altri attaccavano briga».
Di avviso opposto il parroco del Duomo, monsignor Antonio Finardi: «Entrati in chiesa, i fedeli si sono accorti delle offese al vescovo e hanno consegnato gli stampati a un seminarista diciannovenne, che è uscito per ridarli a chi li distribuiva. È stato spintonato e sono passati alle mani. È intervenuto un altro fedele che le ha prese, ma le ha anche date. Una scena volgare e violenta, di cui vergognarsi. Di solito questi signori ci provocano ma non sono violenti, invece ce n’era uno davvero violento, sui cinquant'anni. Il diacono è stato medicato in parrocchia ma era da pronto soccorso. Abbiamo celebrato la messa con grande tensione e alla fine alcuni erano ancora sul sagrato a volantinare, per provocazione. E pensare che abbiamo lo stesso Dio».
Marco Danieli, 50 anni, procacciatore d'affari di Valeggio, è stato medicato al pronto soccorso e guarirà in dieci giorni. «Mi hanno spaccato gli occhiali e l'orologio e scalciato mentre ero a terra», ha denunciato. I tradizionalisti cattolici se la sono presa anche con don Bruno Fasani, arrivato per caso mentre volavano i pugni, marchiato come «prete-velina», «navigata pantegana del progressismo curiale», «corsivista di un grande giornale della destra sciocca» (cioè proprio il «Giornale»). «Uno di loro voleva fare lo spiritoso - racconta don Fasani - mi ha urlato: è più pallido del solito, vada a farsi una lampada. Gli ho risposto che si facesse lui la lampada ma al cervello, così la zucca gli maturava più in fretta».