Una chiesa a San Siro dedicata a don Gnocchi, il padre dei mutilatini

Una nuova chiesa nel quartiere San Siro. Dedicata a don Gnocchi, il padre dei «mutilatini» proclamato Beato un anno fa. Verrà inaugurata domenica alle 10 con una solenne cerimonia presieduta dal cardinal Dionigi Tettamanzi e custodirà le spoglie del Beato. È in via Capecelatro 66, accanto all’Irccs, il centro di cura per disabili che dal 1955 dà corpo all’eredità di don Gnocchi, occuparsi di chi ha bisogno. La dedicazione della chiesa sarà preceduta dall’evento «Parole, immagini, canti, preghiere in memoria del beato don Gnocchi» guidato da monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare della diocesi di Milano, domani sera alle 20.45 all’interno della chiesa. Interverrà anche monsignor Giovanni Barbareschi, amico fedele ed esecutore testamentario di don Carlo Gnocchi. Gli intermezzi musicali sono a cura del coro CeT-Canto e Tradizione di Milano.
La nuova chiesa riflette volutamente lo stile di vita del Beato. Pochi i simboli e le sontuosità, «piuttosto, a ispirarci, è stata la cassetta di legno dell’altare da campo usato da don Gnocchi durante la campagna di Russia» hanno spiegato i progettisti dello studio «Valeriani e Rognoni». La chiesa non ha una facciata, neppure navate, cupola o archi. «Ci siamo dedicati alle terrazze sulla copertura - hanno spiegato gli architetti - perchè si possono usare, come avviene da tempo tra le guglie sul Duomo, come luogo di isolamento, di riflessione o di incontro tra i ragazzi, gli ospiti del centro e i loro famigliari». Non solo: il giardino superiore consente un ideale breve percorso tra il verde, i quattordici cespugli di bosso possono rappresentare le quattordici stazioni della via Crucis. Un altro particolare è degno di nota: le quattro croci in ferro sopra il campanile spiccano per essere scure e di forma squadrata. Sono state realizzate in acciaio, rimandano «alla crudezza meccanica delle armi, quelle che don Gnocchi ha visto da vicino» quelle che uccidevano e mutilavano, «ma che hanno poi motivato il prete brianzolo a creare la Fondazione e i suoi centri».
Le spoglie di don Carlo Gnocchi, al momento nella cripta della cappella del centro (come da sua volontà testamentaria), verranno trasferite presto nella nuova chiesa. «Con grande emozione aggiungiamo un significativo mattone alla “baracca” (28 centri in nove regioni d’Italia con 4mila posti letto e 5.500 operatori al servizio di disabili e malati) voluta mezzo secolo fa da un prete che la chiesa ha elevato agli onori degli altari - ha detto monsignor Angelo Bazzari presidente della Fondazione - Da parte nostra continuiamo a rispondere alla domanda di assistenza del nostro Paese con la frase di don Carlo “Accanto alla vita, sempre”».