Chiesa spagnola al contrattacco Referendum contro le nozze gay

Si mobilita il «Forum della Famiglia»: presenteremo un ricorso per incostituzionalità

Gabriele Villa

Fino all'ultima firma, fino all'ultimo giorno utile. È guerra e sarà guerra in Spagna, d'ora in poi, per fermare il provvedimento-choc che il governo di Zapatero è riuscito a far diventare legge dello Stato: l'equiparazione del matrimonio omosessuale a quello eterosessuale, ovvero il via libera ai tanto contestati matrimoni gay, che da tempo stanno suscitando, nella cattolicissima terra che fu della regina Isabella, un'ondata di proteste. Interprete delle resistenza ad oltranza contro «l'assurda campagna di laicizzazione condotta dal premier socialista» si è fatto ancora una volta, il giorno dopo il «sì» definitivo del Congresso alla nuova legge, il Forum della Famiglia, ovvero il braccio politico della Chiesa cattolica di Spagna che, in altre due occasioni, aveva già mobilitato gli spagnoli organizzando imponenti manifestazioni di piazza.
E adesso, mentre tutte le gerarchie ecclesiastiche spagnole (in prima fila la conferenza episcopale che, tramite monsignor Reig Plà ha accusato Zapatero di «mettere in discussione le basi stesse della società») alzano i toni, il Forum della Famiglia ha deciso di non limitarsi più a manifestazioni di protesta,(ne ha già indetta un'altra per il prossimo 18 Luglio), ma di far ricorso «a tutti gli strumenti che la legge consente» per impedire che Zapatero l'abbia vinta in Spagna. O per dirla con le parole del portavoce dell'organizzazione cattolica, Ignacio Garcia Julia, «per eliminare questa legge ingiusta». Garcia Julia ha annunciato che il Fef chiederà formalmente oggi al premier José Luis Zapatero, ritrovandosi in delegazione davanti al monumento alla Costituzione, nel centro di Madrid, la convocazione di un «referendum per la famiglia, il matrimonio e l'infanzia in Spagna». Un passo obbligato, perché - come ha tenuto a precisare ieri il portavoce del Forum della famiglia - «in Spagna il referendum è uno strumento che può essere convocato solo dal presidente del governo con l'approvazione del Parlamento. La popolazione non può chiederlo direttamente. Ma - ha aggiunto - poco importa: noi continueremo con la via della pressione mediatica e dell'opinione pubblica tanto che la prima cosa che faremo la prossima settimana, sarà presentare un ricorso per incostituzionalità al Tribunale costituzionale».
L’obbiettivo del Fef, appoggiato e incoraggiato da gran parte della Chiesa cattolica spagnola, è di conquistare il referendum «per avere - ha aggiunto Garcia Julia - gli stessi mezzi, per spiegare bene anche le nostre posizioni. Non vogliamo che esista una sola voce, come è accaduto qui in Spagna con il sì al referendum sulla Costituzione Ue».
E, se è vero che ieri i vescovi iberici avevano invitato gli spagnoli ad opporsi a «queste leggi ingiuste con tutti i mezzi legittimi dello stato di diritto» è altrettanto vero che la richiesta di referendum, già anticipata nei giorni scorsi, viene avanzata pubblicamente, a poche ore dall’annuncio di Zapatero, in base al quale le coppie omosessuali potranno contrarre regolare matrimonio e adottare figli già a partire da domani: il testo verrà infatti pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale, per entrare ufficialmente in vigore 24 ore dopo. E potrebbe essere solo il primo passo verso un’altra rivoluzione: il segretario dei Movimenti sociali del Partito socialista spagnolo (Psoe) ha infatti annunciato ieri che il 2006 «sarà l’anno dei transessuali» e che il progetto di legge sull’identità sessuale arriverà probabilmente al Congresso dopo l’estate.
Intanto oggi il movimento omosessuale darà vita a una grande sfilata madrilena per la giornata dell’Orgoglio gay: sono attese fra un milione e un milione e mezzo di persone. Il corteo partirà da Piazza Cibeles e raggiungerà piazza Colon dove sarà letto un manifesto e ci sarà un concerto. Alla sfilata, che segnerà di fatto la festa ufficiale del movimento omosessuale, parteciperanno, naturalmente, esponenti del Psoe, il partito del premier. In particolare, il governo socialista sarà rappresentato dal ministro della Cultura, Carmen Calvo, e dal sottosegretario per la Cooperazione Internazionale, Leire Pajin.