«Chiesi a Bush di non fare la guerra all’Irak»

La rivelazione, non nuova, accolta dalla sinistra con battute. Il Cavaliere tentò anche di far mediare Gheddafi col raìs

Anna Maria Greco

da Roma

Per Silvio Berlusconi la guerra in Irak non era «il sistema migliore» per liberare il Paese dalla dittatura di Saddam Hussein. Il premier racconta di aver cercato di dissuadere in ogni modo George Bush, ma il presidente americano decise altrimenti.
Nella sua prima intervista dopo sei mesi il Cavaliere ripete a «La 7» quel che ha sostenuto già altre volte, e cioè che ha tentato di evitare l’intervento militare. «Io non sono mai stato convinto - spiega Berlusconi alla giornalista Rula Jebreal - che la guerra fosse il sistema migliore per arrivare a rendere democratico un Paese e a farlo uscire da una dittatura anche sanguinosa».
La lunga intervista esclusiva sarà trasmessa nel corso della trasmissione Omnibus de «La 7» lunedì prossimo, proprio quando il presidente del Consiglio sarà a Washington per un colloquio con George W. Bush che dovrebbe riguardare anche il piano di ritiro graduale delle truppe. A luglio la missione italiana in Irak «Antica Babilonia», che impegna circa tremila uomini, il quarto contingente straniero nel Paese, è stata prorogata dal Parlamento fino al 31 dicembre, e il capo del governo ha annunciato che i nostri militari torneranno 300 alla volta, fino agli ultimi mille.
Berlusconi racconta di aver «tentato a più riprese di convincere il presidente americano a non fare la guerra, di trovare altre vie e altre soluzioni anche attraverso un’attività congiunta con il leader libico Gheddafi. Non ci siamo riusciti e c’è stata l’operazione militare. Io ritenevo che si sarebbe dovuta evitare».
Una tesi non nuova: nell’incontro con Bush del gennaio 2003 Berlusconi disse di volere la pace e che la decisione era nelle mani di Saddam Hussein; nel febbraio dello stesso anno rivelò di aver chiesto a Gheddafi di mediare con Saddam, e nell’informativa alle Camere affermò: «Non vogliamo la guerra ma non vogliamo mettere la testa sotto la sabbia». Più tardi, come nel settembre 2004, parlò dei colloqui per dissuadere il presidente Usa.
Ma il centrosinistra accoglie la dichiarazione con un coro di proteste. Romano Prodi, leader dell’Unione, replica con delle battute. «Cos’è successo? S’è accorto finalmente che è una guerra sbagliata? Allora lo dica. L’ha detto anche a Bush? Vuol dire che non conta nulla». Il ds Vannino Chiti si chiede se si tratti di «un’ennesima trovata in vista delle elezioni politiche o di preoccupazioni legate alla vicenda delle finte prove sulle armi di distruzioni di massa e a indagini che hanno colpito alti esponenti dell’amministrazione Bush». Per Giuseppe Fioroni della Margherita quella di Berlusconi è una «dichiarazione di impotenza che esprime una strana concezione della politica estera e dell’essere alleati, un rapporto singolare in cui è sempre il più forte a decidere».
E per il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio le parole del premier sono «gravissime perché riconosce di aver messo da parte la sovranità nazionale per salvaguardare il suo rapporto con Bush». Ma se davvero le cose stanno così, aggiunge Pecoraro, il premier ritiri immediatamente le truppe, «perché errare è umano, ma perseverare è diabolico».
Anche il ministro degli Esteri Gianfranco Fini conferma che Berlusconi ha ricordato in altre occasione, come «cercammo fino all’ultimo di indurre Blair e Bush a non dare luogo all’attacco all’Irak». Lo dimostra il fatto, per il leader di An, che «gli italiani non hanno partecipato alla guerra contro Saddam, ma le truppe italiane sono state inviate in Irak a guerra finita, quando la comunità internazionale si pose il problema di come sconfiggere il terrorismo e di come aiutare le autorità irachene a ritrovare libertà e democrazia».
Per il vicepremier nessuno può dire di essere per la guerra, però «la pace, come insegna la storia, non è l’assenza della guerra ma c’è laddove ci sono libertà e democrazia». Come ha già affermato di fronte al movimento pacifista, per Fini «non è sufficiente dire di essere contro la guerra e sventolare bandierine arcobaleno in piazza, bisogna assumersi le proprie responsabilità».
Berlusconi «ha sempre detto di aver avuto a suo tempo delle riserve sulla guerra in Irak», afferma anche il vice coordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto. E accusa Prodi, con la sua «grottesca demagogia» sul ritiro delle truppe, di fare «obiettivamente da sponda a chi in Irak mette le bombe contro inermi cittadini che vanno a votare».